Lacrime di Gentilezza COPERTINA 350 min

 LIBRI. Presentati da UNOeTRE.it

Gentilezza come sentimento sociale, come dice Filippo Cannizzo

di Barbara Abbruzzesi
Lacrime di Gentilezza COPERTINA 350 minSono passati quasi tre anni dall’uscita del primo libro di Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese”, vincitore del Premio Nazionale 2018 “Per la filosofia” e del Premio Internazionale “Scriptura” 2019. Il nuovo libro “Lacrime di gentilezza. Sulle tracce della bellezza peruna (ri)generazione umana”, uscito in giugno 2021, ha tanteanalogie con quel primo libro: l’apertura al dialogo, all’incontro conl’altro, alla riflessione, a ritrovarsi umani tra gli umani attraverso un escamotage narrativo: il vissuto dei due protagonisti in questo caso in un piccolo comune d’Italia (nel libro precedente in viaggio per l’Italia) e l’incontro con persone, situazioni e problemi che in fondo anche tutti noi abbiamo incontrato e incontreremo. Così la forza tipica della narrazione, del riconoscimento e dell’immedesimazione nei personaggi si fonde all’intento scientifico del libro ricco di note, dati e riferimenti bibliografici.

Filippo è riuscito di nuovo nell’impresa, anzi, la scrittura di questo secondo libro risulta ancora più poetica e gli inserti scientifici ancora più opportuni, effettivamente è un libro piacevole e denso al tempo stesso: il pensiero etico-politico prende forma all’interno di una cornice insolita per gli addetti ai lavori. Filippo riesce a ricomporre quella frattura tra la filosofia e il vissuto quotidiano, tra la filosofia e la scienza, tra la filosofia e la politica, facendo uscire la filosofia attuale da quei rigidi steccati che la relegano tra gli addetti ai lavori oppure dalla banalizzazione a cui assistiamo per cui tutto è filosofia, ricollocandola col giusto peso al centro delle nostre vite. “Lacrime di gentilezza” può esser letto come il naturale seguito della riflessione aperta da ”Briciole di bellezza”, dove il concetto della bellezza diviene il motore della nostra rinascita, della rinascita del Bel Paese. Era evidente l’intento pedagogico e politico del primo libro, ossia l’educazione alla bellezza, che ritroviamo anche in questo secondo testo arricchito dalla tensione alla pratica della “gentilezza”, gentilezza intesa come sentimento sociale.

Cannizzo ha in mente non la semplice riabilitazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione, ma una vera e propria rivoluzione mentale e poi fattuale. La cultura non è un prodotto di consumo: la soluzione consiste nell’invertire la rotta, nel far dipendere l’economia dalla cultura e uscire fuori dalla logica del mercato, dell’utilitarismo, della mercificazione. “Coniugare l’estetica con l’etica” è indubbiamente il fulcro del pensiero di Cannizzo, in linea con gli ideali dei Padri Costituenti quando scrissero quell’originale articolo 9. Un articolo che coniuga il paesaggio col patrimonio storico e artistico, natura e cultura come beni di tutti: scrive in “Briciole”, “la bellezza è uno strumento di eguaglianza, inclusione sociale, integrazione. Potremmo quasi dire che siamo una Nazione per via della bellezza e non per via di sangue, stirpe o religione”. In “Lacrime” l’intento dell’articolo 9 è integrato dalla Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, meglio noto come Convenzione di Faro del 2005, che “indica la partecipazione attiva dei cittadini nel settore della cultura come chiave per accrescere la consapevolezza del valore del patrimonio culturale“ (pag39).

L’invito con cui si chiudeva “Briciole” era quello di desiderare la bellezza, di insegnare la bellezza ai giovani nel concreto, come azione politica che guida un popolo a riappropriarsi dei propri beni, a prender coscienza del proprio patrimonio, per condividerlo e preservarlo: “la bellezza, se intesa come condivisione, salvaguardia e sostenibilità, può rappresentare il nostro futuro. (…) creare lavoro generando bellezza non è un’illusione, ma un investimento concreto per il nostro paese”.
Così l’invito con cui si apre “Lacrime” è alla speranza, in cui la gentilezza è la bellezza che si fa gesto, scrive infatti Filippo (pag15) “dove vi è la gentilezza vi è la speranza, dove vi è gentilezza vi è il primato del noi sulla solitudine dell’io”. Per definire la gentilezza come “sentimento sociale” nella sua dimensione squisitamente relazionale, Cannizzo cita filosofi, intellettuali e musicisti di tutti i tempi da Marco Aurelio a Goethe, da Esopo a David Foster Wallace, da Hermann Hesse ai Marlene Kuntz, e scrive a pag53 “la gentilezza è una scelta, e per esercitarla occorre coraggio.

La pratica della gentilezza è uno degli antidoti al dominio della tecnica e del tentativo di inquinare le relazioni politiche, sociali, umane. Perché la gentilezza significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni, del proprio essere al mondo, del proprio essere umani” e più avanti a pag.70 “perciò la gentilezza ci consente di sentire un impegno verso ogni altro essere umano e di agire, grazie alla cultura, nel rispetto dell’altro, aprendoci alla diversità” e ancora a pag116 “gentilezza e bellezza, ne sono convinto, devono andare di pari passo. Si sostengono e si accompagnano vicendevolmente. (…) la gentilezza rappresenta quasi un atto etico”. Il discorso di Cannizzo però non ha nulla di retorico, anzi, più volte nel libro stigmatizza un certo atteggiamento attuale neoromantico fondato sulla “dilagante retorica della bellezza” (pag86): “avere cura dei luoghi significa recuperare una vocazione della casa che sia accoglienza e ospitalità. Non attraverso operazioni estetizzanti, neoromantiche, edulcorate; non guardare al passato come un altrove ma guardare al passato per volere un altro futuro possibile e un presente autentico” (pag20). E più avanti Filippo fa dire a Nino, il suo protagonista “non vorrei la restaurazione di un mondo perduto, di un Eden sfumato, bensì mi interessa parlare del presente per affermare un diverso modello di sviluppo” (pag25) e nella pagina seguente Nino “medita su un paese che andrebbe rigenerato. Il Bell Paese è un caleidoscopio di paesaggi, economie, tradizioni, dialetti, gastronomie, città, agricolture, storie. Questa è da sempre la sua risorsa, ma anche il suo limite: le sue diversità, il suo policentrismo territoriale, antropologico, sociale e culturale. Perciò proprio oggi sarebbe fondamentale cominciare a superare il localismo conservatore fatto di una nostalgica difesa dei tempi andati, del mito dell’autosufficienza, per costruire una nuova visione dell’Italia” (pag.26).

Il libro propone in maniera concreta soluzioni dove il dialogo, la collaborazione, il “fare rete” sono indubbiamente le parole chiave. Numerose le tematiche affrontate e purtroppo a tutti noi note: il problema dei rifiuti, del dissesto idrogeologico, dei boschi, delle gestione delle spiagge, della transizione energetica, dello spopolamento dei piccoli comuni, dell’emigrazione e dell’immigrazione, dei trasporti, dei piccoli borghi e degli spazi urbani abbondonati da rivitalizzare, rigenerare, riusare, in nome di quella categoria della “rigenerazione” prima urbana e poi umana che Cannizzo auspica in tutta la sua opera, come evidenzia anche il sottotitolo. Propone “un’economia della bellezza” (pag83) dove i luoghi della cultura creano un sistema integrato virtuoso, accessibile a tutti e inclusivo, generando bellezza e valore economico allo stesso tempo, attraverso per esempio la risorsa dei caffè letterari, dei parchi archeologici, dei percorsi storico-naturalistici, delle ciclovie e dell’elogio alla lentezza, dei muri della gentilezza, della street art anche in chiave ecologica oltre che estetica, una nuova visione di museo come luogo di socialità e accoglienza, una nuova visione di edilizia basata sull’architettura bioecologica, una nuova visione della cultura che sia anche enogastronomia, artigianato e agricoltura.

Cannizzo ci consegna “una lezione di gentilezza applicata” (pag136) in un paragrafo paradigmatico del libro, dal titolo “La stagione della gentilezza”, in cui con coraggio definisce “gentilezza e bellezza”, termini quantomai abusati negli ultimi tempi e spesso semplificati e banalizzati, dandone una dimensione politica, perché politico in fondo è l’intento di questo lavoro: “la gentilezza è un sentimento sociale. Pertanto, nel parlare di gentilezza, la prima dimensione da non dimenticare è quella della pluralità: non si può essere gentili da soli.” (pag136), e nell’ultima pagina del libro asserisce “la bellezza è la suprema espressione dell’umano nell’uomo, della nostra comune umanità. (…) e ci aiuta a capire quanti modi ci sono stati, e ci sono, per essere umani: ci educa alla complessità, alla tolleranza, alla laicità”.

 

 

 

 

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