di Gianluca Coluzzi – 10 marzo 2014, presentazione del sito internet di Angelino Loffredi presso la biblioteca comunale di Ceccano. Il discorso cade inevitabilmente sugli avvenimenti del secondo conflitto mondiale nel territorio della cittadina, argomento che sta molto a cuore all’ex sindaco e storico locale. Prima delle parole conclusive del sindaco E. Maliziola, c’è stato anche un intervento di chi scrive sulla questione della presenza militare tedesca a Ceccano. Al termine dell’incontro si fa avanti il sig. Domenico Staccone, classe 1934, incuriosito da quanto emerso nei vari interventi e desideroso di fornire, a Loffredi e al sottoscritto, informazioni, fatti e curiosità riguardanti la sua zona di residenza, Faito, abitando egli in via Cese.
Un primo contatto con Staccone lo abbiamo avuto nel centro anziani di S. Pietro, nel centro storico. Qui Domenico ci dà le prime informazioni; poi ci fissa un appuntamento presso la sua abitazione, dalla quale ci condurrà su quei luoghi di cui, in un primo momento, ci ha parlato a voce.
L’argomento Faito-seconda guerra mondiale è stato ampiamente trattato dal prof. G. Ruspandini nel suo documentatissimo libro Il mondo sembrava fermo, pubblicato nel 2007. Nostra intenzione quindi non è ricostruire un quadro esaustivo di questa zona in quegli anni, ma condividere con il lettore i ricordi vivissimi del sig. Staccone, che si aggiungono, come tasselli di conoscenza, a quanto già è stato scritto con grande cura su queste vicende.
Dalle parole di Staccone si capisce che una discreta presenza militare nell’area di Bosco Faito e nello stabilimento BPD ivi impiantato si riscontra già da prima dell’otto settembre del’43. All’interno dello stabilimento vi è una guarnigione italiana, appartenente probabilmente alla Divisione Piave, di stanza a Ceccano dopo essere tornata dalla Francia ai primi di gennaio del ’43. Lungo il perimetro di questo grande complesso industriale sono collocati diversi attendamenti tedeschi. Dopo l’armistizio i militari italiani lasciano rapidamente l’area di Faito, abbandonando armi, gettate in larga parte nel Sacco all’altezza della Tomacella, che poi verranno recuperate da giovani di Ceccano e non solo; diverse armi sono lasciate anche all’interno dello stabilimento. Allo stesso modo i tedeschi sgombrano rapidamente la zona, per poi ripresentarsi qualche giorno dopo, questa volta in veste da occupanti. Da questo momento tutta la vasta area di Colle S. Paolo, che comprende anche Bosco Faito, sarà caratterizzata, fino all’arrivo degli Alleati (i canadesi, in questa zona) da una nutrita presenza militare tedesca.
Staccone ricorda che, per prima cosa, i tedeschi requisiscono lo stabilimento BPD: si collocano al suo interno e si accampano anche nel bosco. I tedeschi si insediano nell’area in maniera capillare, requisendo diverse abitazioni: tra queste il sig. Domenico ricorda bene quella di Zì Cencio “gli Infenni” (fam. De Santis), dove si erano installati una decina di militari germanici. Staccone ci indica anche un altro luogo occupato dai tedeschi: il casello ferroviario (poi riadattato a chiesetta) della linea stabilimento BPD-stazione di Ceccano: qui i tedeschi installano un piccolo ospedale. Un altro ospedale tedesco, di dimensioni più grandi, era collocato all’interno del casello ferroviario 88, lungo la ferrovia Roma-Napoli: la testimonianza è di Giuseppe Turriziani, nato nel 1930, che svolgeva per i tedeschi diversi servizi proprio in questo presidio sanitario.
Il sig. Staccone ci ha parlato della presenza di postazioni antiaeree tedesche: in occasione del primo incontro ci ha riferito la loro posizione esatta; successivamente ci ha condotto su questi posti. Tre sono le postazioni contraeree che ricorda il sig. Domenico. La prima si trovava a pochi metri dalla sua abitazione: aveva tre addetti, di cui due operativi e uno di riserva. Il nostro testimone ricorda benissimo come, durante un mitragliamento, uno di questi militari fu ferito e sostituito velocemente dall’elemento di riserva. Altro particolare rimasto impresso a Staccone è che i colpi veri e propri sparati da questa batteria a intervalli regolari erano inframmezzati da proiettili luminosi, i cosiddetti “traccianti”. Nel luogo in cui fu collocata questa postazione, ma prima che essa vi venisse installata, ricorda il sig. Domenico, cadde un aereo italiano: si era immediatamente dopo l’otto settembre. Tale velivolo andò a finire su degli alberi che adesso non ci sono più. Il sig. Domenico descrive questo mezzo come un aereo leggero: particolari che lo colpirono furono il colore bianco del velivolo, la coccarda tricolore dipinta su di esso e il fatto che avesse delle componenti di tela. Il pilota rimase illeso: una volta fuori dall’abitacolo, disse che stava provando a superare le linee nemiche. Il relitto fu presto smembrato dagli abitanti della contrada, che riuscirono a riciclare ogni sua parte; Domenico personalmente ricorda che sua madre, con la tela del piccolo aereo, fece degli zoccoli.
Un’altra batteria contraerea, ci dice Staccone, era collocata a ridosso del recinto dello stabilimento BPD, in mezzo a quelle costruzioni che prima della guerra appartenevano alla BPD stessa e che dopo il conflitto furono rilevate da un privato e adibite a tabacchificio. Una di queste costruzioni, un grande capannone, ancora visibile, ospitava un magazzino di derrate alimentari tedesco colmo di ogni genere di provviste. Staccone e altri bambini della zona si aggiravano spesso nei paraggi di questo edificio nella speranza di ottenere qualcosa, come talvolta avveniva.
L’ultima postazione contraerea che il sig. Staccone ricorda si trovava posizionata vicina al serbatoio dell’acqua dello stabilimento, sempre appena fuori dalla sua recinzione.
Intenso era anche il transito di truppe, mezzi e armamenti: una volta rimane fermo per qualche giorno, in un campo della contrada, a causa di un guasto, un grande pezzo di artiglieria “nella cui bocca poteva entrare un bambino”. Questo pezzo diviene rapidamente l’attrazione per i bambini e gli adolescenti dei paraggi, ma dopo qualche giorno viene rimosso.
Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del ’44 Staccone vede arrivare, nei pressi del suo “pagliaro”, una colonna di soldati tedeschi stravolti dalla fatica, che occupano la sua modesta abitazione per due notti. Questi militari, ricorda Staccone, dissero, al momento della partenza, di essere diretti verso Anzio.
In località “Piccinara” (la Piccionaia”) i tedeschi utilizzano le stalle di Sor Cesare Sindici come un grande mattatoio in cui convogliare le bestie razziate nella zona: questo mattatoio, per Staccone, serviva il fronte di Cassino.
Lungo le sponde del fiume Sacco, nei giorni in cui gli Alleati si avvicinano, vi è un nutrito schieramento difensivo tedesco, che parte più o meno dalla Forbice (la confluenza del Cosa nel Sacco) fino ad arrivare più o meno al Ponte Nuovo.. Diversi testimoni, oltre al sig. Staccone, ricordano bene il fuoco incrociato tra tedeschi e marocchini che invece tiravano dalle Peschieta.
L’area di Colle San Paolo vedeva la presenza di un grosso obiettivo strategico, la grande fabbrica di munizioni BPD. La zona sarà più volte teatro di incursioni aeree, che però non colpiranno mai lo stabilimento. Queste incursioni invece causano diverse morti tra i civili: nel corso di una di esse, il 23 gennaio, una domenica, perdono la vita Teresa Ciotoli, di anni 51, le figlie Geltrude e Anna Cristofanilli, rispettivamente di anni 13 e 11, il figlio Vincenzo Cristofanilli, di 17 anni, e infine una parente, Emilia Bucciarelli di anni 26. Il fatto avviene in un boschetto che si trova all’incrocio tra le attuali via Campitelli e via Passo del Cardinale, altro luogo sul quale il sig. Domenico ci ha condotti.
Con il sig. Domenico continuiamo lungo via Passo del Cardinale e ci fermiamo in un punto dove, ci dice la nostra guida, furono sepolti due tedeschi, i cui corpi verranno recuperati nel 1946, con un picchetto d’onore tedesco composto da sei persone. Poco più avanti, sempre su via Passo del Cardinale, in un punto molto vicino alla recinzione dello stabilimento BPD, Staccone ricorda la presenza di cinque cadaveri tedeschi poi fatti seppellire dagli abitanti della zona.
A proposito dello stabilimento BPD il sig. Domenico ricorda bene quando tale area fu utilizzata come Centro Addestramento Militari e come Centro Smistamento Profughi. Dei profughi Staccone non ha ricordi particolari, se non che provenivano in larga parte dal cassinate; dei militari invece ci dice che molti di essi erano sardi o provenienti dal meridione e che il loro comportamento era poco corretto: senza mezzi termini Staccone afferma che “erano diventati i padroni incontrastati della zona”. C’è un documento dell’archivio comunale di Ceccano che costituisce un’importante conferma delle parole del sig. Domenico: una comunicazione del sindaco alla Prefettura, datata 9/6/45, a seguito di un episodio di violenza (una tentata aggressione a un gruppo di persone) che coinvolge i militari del centro. In essa si fa riferimento, testualmente, a “violenze, danneggiamenti e furti che militari appartenenti al Centro di Addestramento Faito, sito nel territorio di questo comune, commettono a danno della popolazione”. Il colonnello comandante del centro, dopo il fatto che vede coinvolti questi militari, fa loro divieto di entrare nel centro di Ceccano; proseguendo nella lettura del documento si legge che questo divieto era già in vigore per i centri di Frosinone e Patrica. E’ chiaro come la condotta di questi militari fosse tutt’altro che irreprensibile. Il Centro Addestramento Militari inizia la sua attività poco dopo il passaggio delle truppe alleate per chiudere nell’estate del ’45. Il Centro Smistamento Profughi invece funzionò anch’esso a partire dall’estate del ’44 (da luglio, precisamente) fino al 23 dicembre del ’45. Per circa un anno quindi lo stabilimento vede la presenza di profughi e militari. Nel momento in cui cessa di funzionare, come si legge nel verbale di chiusura, il Centro Smistamento Profughi ospitava 315 persone, trasferite nel Centro Raccolta Profughi Salus di Fiuggi.
Il sig. Domenico ci conduce infine in un terreno lungo le sponde del Sacco, delimitato da un lato dal fosso “gliu Lumotto” (termine dialettale che sta per “Olmetto”) a cui si può accedere scendendo proprio dalla “Piccinara”: qui in precedenza vi era un campo volo per ricognitori tedeschi, poi utilizzato dagli Alleati con la stessa funzione. Per arrivare su questo ex sito militare abbiamo dovuto attraversare il Ponte Nuovo, fatto saltare in aria dai tedeschi utilizzando delle cariche potentissime, tant’è che pietre e mattoni con i quali il ponte era stato costruito ricaddero su un’area vastissima, fatto che gli abitanti della zona ricordano bene. I tedeschi a Ceccano avevano anche un’altra aviosuperficie per ricognitori, che fu allestita dopo il bombardamento dell’aeroporto di Frosinone del 12/9/43, lì dove sorge l’ex stabilimento Ceramiche Sole.
La visita presso l’area di questo vecchio campovolo rappresenta l’ultima tappa di questa giornata, che si è rivelata particolarmente fruttuosa in termini di ricordi, informazioni e conoscenze. Ci congediamo cordialmente dal sig. Domenico ringraziandolo per il tempo che ci ha dedicato, rimanendo a disposizione per annotare eventuali altre informazioni che egli potrà darci.
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