GENITORI TARANTINI
Dopo 11 giorni di consiglio
di Massimo Castellana
Il collegio giudicante, dopo undici giorni di camera di consiglio, ha ritenuto valide le argomentazioni dei pubblici ministeri, accogliendo quasi in toto le richieste di condanna per le 44 persone e le tre società imputate di disastro ambientale.
Le pene detentive molto pesanti dovrebbero lasciare intendere all’intero popolo italiano quali insopportabili delitti siano stati commessi, dal 1995 al 2012, durante la gestione dell’acciaieria tarantina da parte della famiglia Riva e sodali.
Anche le condanne di alcuni personaggi politici, dichiarate come inaspettate persino dai legali delle parti civili, ci danno la dimensione di quali commistioni sospette siano state messe in atto, in totale danno di cittadini e attività ecocompatibili con il territorio.
Plaudiamo al coraggio dei giudici di porre la Giustizia innanzi a tutto.
Plaudiamo al lavoro costante, instancabile, duro dei magistrati, in difesa dei tarantini, dei loro piccoli, di Taranto.
“Ciò che è giusto è la vera uguaglianza”, diceva il tarantino Archita, nel IV secolo a.C., “e non ciò che è uguale è la vera giustizia”. La giustizia rende uguali. Tutti siamo uguali, davanti alla giustizia. Tutti uguali, davanti alla legge.
Non si deve guardare a quali conseguenze porterà un atto di giustizia, ma guardare alle conseguenze che hanno portato a quell’atto di giustizia. La convinzione, dunque, che la giustizia debba essere realizzata a prescindere dalle conseguenze.
“Fiat justitia ruat caelum”, dicevano i Latini. Sia fatta giustizia anche se i cieli cadono.
Oggi, a Taranto, sono caduti i cieli.
Finalmente.