di Ignazio Mazzoli – Più si discute di Unione Europea e più diventa evidente che è necessario conoscere con attenzione quale sia la vera posta in gioco della contesa elettorale. Il Parlamento Europeo e la Commissione che assume decisioni non devono essere esorcizzati o peggio ancora ignorati. Attraverso questi organi passano oggi le linee fondamentali delle politiche economiche e finanziarie globalizzate condizionanti delle nostre singole esistenze.
L’ignoranza non è ammessa e dobbiamo sapere con certezza cosa volere e da cosa difenderci. Oggi, già possiamo leggere lo svuotamento di tutte le architravi della democrazia in atto, dai partiti ai parlamenti, dalle amministrazioni locali alle Costituzioni. Nel silenzio delle trattative, il Piano europeo e il Trattato di libero commercio Usa/Ue spalancano le porte alle privatizzazioni, le più generalizzate. E’ empre più legata all’altra ogni discussione seria sul lavoro, sulla chimera dell’impossibile crescita, sul senso delle privatizzazioni dei servizi essenziali, sulla svendita e la monetizzazione dei beni comuni.
Il caso della privatizzazione dell’acqua è emblematico. L’immagine della sala del Parlamento Europeo in cui si è svolta l’audizione sull’iniziativa europea Ice, promossa dai movimenti dell’acqua e che ha raccolto 1,8 milioni di firme, è lo specchio del degrado della presenza politica italiana in Europa; una sala piena con la presenza di parlamentari europei di tutti i paesi Ue e la totale assenza di parlamentari italiani. Dunque, il prossimo parlamento europeo dovrà decidere due questioni, la cui importanza è tale da cambiare il senso dell’accesso ai diritti fondamentali. Il primo è il Blueprint, il «Piano europeo sullo stato delle risorse idriche e le sfide inerenti la politica».
Ma c’è un secondo punto, solo apparentemente diverso, è il Trattato di libero commercio Usa/Ue, ovvero la riedizione più feroce della direttiva Bolkestein* da ratificare entro il 2015: le leggi di un paese, le delibere di un comune, le vittorie dei movimenti sociali, gli accordi sindacali, i referendum dei cittadini, dovranno essere compatibili con gli interessi delle aziende e la libera concorrenza e come tali verranno giudicati e sanzionati da Tribunali arbitrali privati e da avvocati aziendali. E le privatizzazioni rese obbligatorie. Il trattato è la privatizzazione dichiarata della politica.
In più, si raccomanda che tutto ciò avvenga in silenzio, «per non creare ansia e senso di minaccia da parte dei cittadini». Non sarà quindi marginale parlare di acqua e di tutti i diritti già conquistati nel secolo scorso nella campagna elettorale europea e chi verrà eletto sarà bene che si impegni su questi argomenti.
Non solo la privatizzazione della gestione del servizio idrico, quindi, ma la monetizzazione/privatizzazione di altri diritti e servizi, insieme alla fine della naturalità dell’acqua e del suo essere elemento fondante della vita costituiscono la corsa a mettere i picchetti come nella febbre dell’oro e rappresentano infine la rinuncia alla sovranità da parte delle istituzioni verso la nuova governance dei portatori di interessi, in cui chi domina sono le multinazionali e la politica è subordinata a far leggi a loro salvaguardia.
Il movimento dell’acqua ha regalato al pensiero di sinistra e alternativo una incredibile vittoria, ha creato un linguaggio, la cultura dei beni comuni, della partecipazione e dei diritti, ha rinnovato i richiami alla democrazia e alla Costituzione. Ha ricordato a coloro che si richiamano alla spiritualità oppure al materialismo, che nulla è più spirituale e nulla è più materialista delle materie: quelle naturali, quella degli elementi universali su cui si basa la vita di tutti. E che nulla come il loro possesso privato, la loro conquista, genera guerre, miseria e sofferenza umana.
La direttiva Bolkestein (formalmente direttiva 2006/123/CE), è una direttiva dell’Unione Europea relativa ai servizi nel mercato europeo comune, presentata dalla Commissione Europea nel febbraio 2004. Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi, ha curato e sostenuto questa direttiva, che per semplicità viene indicata con il suo nome.
Il processo di approvazione della direttiva venne criticato duramente a suo tempo e interrotto in seguito alle forti polemiche che sono nate intorno ad essa; in particolare, la direttiva è stata indicata come la prova di una deriva liberista che stavae investendo l’Unione europea. L’accesa discussione sulla direttiva ha avuto anche riflessi in altri campi: è stata individuata come una delle cause della disaffezione dei cittadini europei verso le istituzioni, ed è stata considerata una delle ragioni del fallimento del referendum francese, nonché di quello olandese, sulla Costituzione europea. Fu profondamente modificata dal Partito Popolare Europeo e dal Partito Socialista Europeo.
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