pd inpiazza 225In una impegnativa intervista rilasciata a La Provincia, Ermisio Mazzocchi affronta alcuni dei nodi più impegnativi in vista del prossimo congresso del PD, provinciale regionale e nazionale. Dalle regole congressuali all’identità del PD e del centrosinistra lo sforzo di Mazzocchi sembra tutto teso ad evitare e contrastare ogni tentativo di trasformismo. Sono infatti settimane che dall’interno del PD si annunciano proclami di rinnovamento e di superamento di correnti anche da parte di chi su di esse ha costruito le proprie fortune mentre rovinava il partito democratico. L’intervista è molto importante per le proposte concrete che avanza e per le delimitazioni necessarie a rendere credibile una posizione che eviti colpi di spugna che dovrebbero cancellare errori e responsabili degli stessi.


L’intervista di Ermisio Mazzocchi a La Provincia

A giorni saranno definite le regole per il congresso. Cosa deve essere regolamentato?
Questo deve essere un congresso di svolta. Di rifondazione. Il PD non può continuare a essere un partito con mille volti senza un’identità chiara e percepita. Deve rappresentare esigenze, bisogni e diritti delle categorie più disagiate di quelle che oggi pagano il prezzo più alto a una crisi che non hanno provocato. Deve sapere indicare, insieme a credibili vie di uscita da questa situazione, anche i connotati di una nuova condizione sociale che impedisca il ripetersi di situazioni drammatiche in cui ci troviamo da molti anni. Se questo è il presupposto, le regole per un congresso che dia questi esiti richiesti devono produrre un rinnovamento profondo di donne e di uomini, di modi e di conoscenze, di presenza e di volontà all’iniziativa diffusa sul territorio che valorizzi l’impegno concreto degli iscritti e faccia sentire che a loro appartiene il PD.

Ci sono state molte divisioni nel PD di questa provincia. Si potranno superare?
Le divisioni sono il risultato di una non definita identità del partito. Il sistema di convivenza fra le correnti si è retto su un rapporto senza regole che avrebbero dovuto assicurare l’appartenenza ad aree di pensiero e non a sudditanze ai capiccorente. Il partito deve avere sensibilità plurali ma che operano tutte per una precisa finalità che è quella di una società più giusta senza diseguaglianze incolmabili e senza contrasti stridenti. Se ci saranno queste condizioni le diversità manifesteranno una sana e reale dialettica sugli obiettivi e non, invece, esasperazioni, frammentazioni e contrapposizioni personalistiche.

Il PdL è la prima forza politica della provincia e amministra i comuni più importanti. È in controtendenza rispetto alla maggioranza dei comuni italiani, perché?
Il PdL e tutto il centrodestra hanno beneficiato nei loro risultati delle divisioni profonde del centrosinistra e in particolare di quelle si sono generate nel PD. Questo partito e l’intero centrosinistra non hanno condotto la naturale opposizione al centrodestra quale avversario politico come dovrebbero fare forze che a esso sono alternative. Una conferma, senza risalire troppo indietro nel tempo, è nell’ultima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale in cui sembrava che non fossero mai esistite le vicende del PdL di Abbruzzese e di Fiorito che portarono allo scioglimento anticipato del Consiglio regionale e nemmeno quelle della totale inattività della Provincia di Iannarilli. Oggi la situazione richiede che l’operato del centrodestra venga contrastato con decisione e senza esitazione.

Esiste un problema di sviluppo del territorio. Come si può affrontare?
Dobbiamo ripensare tutto. Il congresso deve indicare soprattutto un’efficace politica economica per questa provincia che cammini su due gambe. Una nuova politica industriale che si regga da un lato, a nord, sull’innovazione e riconversione prevista dall’Area di crisi industriale complessa e, a sud, con la rinegoziazione del ruolo della Fiat per assicurare comunque la presenza di uno stabilimento automobilistico in quell’area. Occorre l’impegno in prima persona del Governo perché o la Fiat mantiene lo stabilimento o altro produttore di auto intervenga in quanto non si tratta solo di impedire la chiusura dell’impianto di Piedimonte S. Germano, ma di assicurare la sopravvivenza delle imprese che producono per l’industria dell’auto. La seconda gamba deve essere la messa in opera di una politica di promozione turistica e culturale che valorizzi il territorio e sappia utilizzare al meglio le eccellenze dell’Università di Cassino. Il tutto in un’ottica di riequilibrio del territorio.

È ipotizzabile un’area ultraprovinciale che potrebbe identificarsi con tutto il Lazio Meridionale?
In un’epoca segnata dalla globalizzazione si deve essere capaci di costruire sinergie guardando almeno all’intera area regionale, ma sicuramente per quanto ci riguarda, integrando le proprie attività produttive in primo luogo con tutti i territori del Lazio meridionale.

Ci possono essere forze disponibili a costruire un nuovo progetto di identità politica del PD?
Sì, ci sono. Ma non stanno nel PD. Questo partito deve saper conquistare se vuole rinnovarsi il consenso e l’impegno attivo di lavoratori, disoccupati, donne e uomini, studenti che in questo momento sono in cerca di prospettive e di speranza. Si può costruire una politica del lavoro senza la presenza e la mobilitazione di chi oggi è disoccupato pur essendo in possesso di grandi professionalità? Si può lasciare insoddisfatta la domanda di migliaia di studenti ridotti a frequentare strutture scolastiche inadeguate oppure decentrate e difficili da raggiungere? Si può non rispondere alle esigenze di lavoro posta dalla ricca e nuova formazione qualificata delle donne senza produrre una politica di servizi efficienti ed economici? Tanto per citare le prime voci che vengono a mente. Senza movimento dei protagonisti non ci sono conquiste. In questo senso alcuni di noi sono impegnati nel PD a definire piattaforme di confronto congressuale nelle quali prevediamo di proporre queste indicazioni.

Il centrosinistra non è più un’area con una precisa identità. Sarà possibile ricostruire un quadro di alleanze progressiste per lo sviluppo e l’allargamento dei diritti sociali, economici e civili?
È vero. Manca questa identità perché negli ultimi anni risultano evidenti tre limiti. Il primo, quello di procedere in ordine sparso, cosa che ha caratterizzato la campagna elettorale delle politiche come quelle forze che si sono ritrovate al di fuori della scelta “Italia. Bene Comune”. Il secondo, è la mancanza di un coordinato antagonismo al centrodestra. Il terzo, l’assenza di iniziative unitarie tese a ricostruire una mentalità di idee e valori che nella solidarietà hanno realizzato nel tempo una grande forza capace di affrontare le avversità anche di carattere economico non condannando alcuno alla solitudine e alla disperazione. Il superamento di questi tre limiti consentirà di identificare la funzione e il ruolo di quest’area nella società e tra la gente.

Dagli umori e da ciò che si percepisce in giro se si andasse ora alle elezioni ritieni che il PD sarebbe in grado di prendere più o meno voti?
Se si votasse oggi con questo PD non prevedo successi.

Frosinone 16 luglio 2013

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