Ambiente
Non è più ammissibile il proliferare incontrollato di progetti sullo stesso territorio
di Anna Rosa Frate (Possibile Frosinone)
La concentrazione geografica degli impianti di smaltimento dei rifiuti soprattutto nel Nord Italia rappresenta una criticità del sistema, uno squilibrio che costringe il Centro e il Sud Italia a trasferire i propri rifiuti organici in altre regioni, con enorme diseconomicità del sistema. Stante il complessivo deficit impiantistico necessario a gestire le raccolte previste a regime (più di 9 mln di ton/anno), oltre il 35% del deficit nazionale a regime si concentra tra Lazio, Campania, Sicilia e Puglia.
Ci sono diverse buone ragioni per essere favorevoli al Biogas:
• Il contributo che la produzione di biogas può dare all’uscita dal fossile
• Il biogas rappresenta una grande opportunità per l’agricoltura nella misura in cui concorre all’integrazione del reddito agricolo
• Il rilancio in Italia di politiche organiche per lo sviluppo della produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili.
Tuttavia il biogas e’ diventato anche occasione di iniziative speculative che poco hanno a che fare con l’uso sostenibile delle risorse naturali dei territori. Ed in alcuni casi impianti mal gestiti che hanno prodotto forti problemi nell’accettazione sociale.
Di recente, oltre la denuncia di odori sgradevoli, si e’ diffuso il sospetto che la digestione anaerobica possa favorire lo sviluppo di microorganismi dannosi per la salute umana.
Noi non vogliamo e possiamo addentrarci in diatribe tecnico-scientifiche che poco hanno a che fare con il nostro compito di consiglieri comunali e forze politiche.
Certo e’ che per garantire la sicurezza igienico ambientale dell’impianto non si può prescindere da alcune condizioni essenziali:
• omogeneità e tracciabilità delle materie prime in ingresso
• adeguati sistemi di ricezione e stoccaggio delle materie prime e di alimentazione del digestore
• adeguati sistemi di stoccaggio e copertura del digestato nonché rispetto di tutte le disposizioni per l’uso agricolo del digestato.
La corretta realizzazione degli impianti sul territorio deve essere demandata a tutti i livelli di governo (stato, regioni, province e comuni) che deve essere indirizzata in particolare ad uniformare il quadro legislativo nazionale per i processi autorizzativi secondo criteri di sostenibilità ed efficienza.
Le Regioni, in particolare, dovrebbero approvare dei criteri che vincolano i progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale (la cd VIA) affinché vengano fatte scelte di localizzazione coerenti con i vincoli ambientali e con le vocazioni dei territori, e realizzare solo impianti che diano garanzie rispetto alla gestione, all’approvvigionamento delle materie prime, all’efficienza della produzione, agli aspetti sanitari e di sicurezza. In questo modo si potranno dare certezze agli imprenditori seri e soprattutto garanzie ai cittadini e alle amministrazioni comunali . Cittadini ed associazioni che li rappresentano che vengono sempre esclusi dai processi decisionali.
Un punto fondamentale che viene sempre trascurato, anzi omesso, e’ la cosiddetta Pianificazione energetica di area, ossia la mappatura, da aggiornare periodicamente, delle aree non idonee. I piani energetici d’area potrebbero offrire strumenti più idonei alla popolazione e agli investitori per valutare la sostenibilità complessiva dei progetti che insistono su uno stesso territorio. Questo criterio vale per tutte le bioenergie.
Non è più ammissibile il proliferare incontrollato di progetti sullo stesso territorio perché restano irrisolte alcune questioni.
La Bonifica della Valle del Sacco che fine ha fatto?
La discarica di Via Le Lame?
L’impianto autorizzato dalla Regione per 350 mila tonnellate di rifiuti liquidi ?
Il depuratore ASI che funziona a fasi alterne?
La puzza che grava quotidianamente sul territorio Morolo/Supino/Patrica/Ceccano?
L’inquinamento da PM10 e PM2,5 che e’ tra i piu’ alti d’Italia?
L a questione orografica con le montagne che circondavo la Valle?
E resta irrisolto il nodo di fondo: esiste un piano, un progetto di fondo? E’ mancato a Frosinone rispetto all’impianto in questione, ma anche rispetto alle diverse autorizzazioni che si stanno richiedendo nel territorio di tutta la provincia una pianificazione, ma direi anche una visione di quello che vuole fare la Regione Lazio dei rifiuti prodotti in Regione, ma soprattutto dei rifiuti di Roma.