Ancora parla la manifestastione del 25 giugno svolta in 60 piazze italiane tra le quali il capoluogo ciociaro
“Priorità alla scuola”: questo è lo slogan scelto per indire una manifestazione che si è tenuta il 25 giugno in 60 piazze italiane tra le quali il capoluogo ciociaro.
L’Anpi di Frosinone, insieme a Possibile e ad altre associazioni tra le quali la rete studentesca, Collettivo Ugualmente e 6000 sardine di Frosinone sono scese in piazza per aderire all’evento, per sostenere e rivendicare il diritto allo studio.
Tra i presenti c’erano anche molti insegnanti. La professoressa Fausta Dumano, docente di lettere al liceo artistico Anton Giulio Bragaglia di Frosinone, ci spiega il motivo della loro partecipazione.
Perché questa manifestazione? Perché voi insegnanti siete qui oggi a manifestare?
“Oggi, noi professori, siamo qui perché sulla scuola di sono dette tante cose in questo periodo. Tutti ne parlano però poi la scuola realmente la vedono solo quelli che ci stanno dentro.
La prima cosa assurda che si dice è che le scuole sono state chiuse. Le scuole sono chiuse come spazio fisico, ma le scuole sono state aperte utilizzando una didattica a distanza che non può essere la soluzione perché è una didattica per l’emergenza. E, fermorestando che le scuole non sono un parcheggio di bambini, di figli, però, le scuole chiuse come spazio fisico hanno riportato le mamme dentro casa con i figli. Quindi il prezzo più alto di questo periodo della quarantena lo hanno pagato le donne. Le donne che pur avendo un lavoro aperto non sono potute andare perché non sapevano dove lasciate i figli e non potendoli portare nemmeno dai nonni sono dovute rimanete in casa”.
La didattica a distanza quindi per voi non è una buona soluzione in questo periodo.
“La didattica a distanza non può essere la didattica del futuro. Molti studenti non hanno i mezzi necessari. Quel portale Classroom non è supportato da molti telefonini, lo so perché ho fatto la prova e non tutti hanno un computer a disposizione. Poi, c’è da considerare anche il fatto che in molte famiglie c’è un solo computer per più figli e quindi, anche
se gli insegnanti si sono resi disponibili a spostare gli orari e a fare anche lezioni pomeridiane, è comunque tutto molto complicato e disagevole.
Poi c’è anche un problema di costi della connessione. A me dicevano spesso: ‘professoressa, mi dono finiti i giga’.
Riaprire le scuole a settembre con le norme con cui si stanno facendo adesso gli esami non è possibile. Nelle aule ci sono al massimo 9 persone. Classi con 9 o 10 ragazzi non sono possibili”.
Voi cosa proponete come insegnanti?
“Noi proponiamo innanzitutto l’assunzione di altro personale”.
E questo che giovamento porterebbe?
“Con l’assunzione di altro personale si potrebbero fare turni diversi così i ragazzi potrebbero stare tutti in classe in orari diversi e quindi si potrebbe fare a meno della didattica a distanza. Quindi non metà ragazzi in classe e metà a casa”.
Quindi pensate a turni di mattina e turni pomeridiani?
“Sì, fare turni diversi, trovare soluzioni diverse, trovare spazi diversi per le scuole. I ragazzi non possono essere smembrati in unità di apprendimento. Le unità di apprendimento mi riportano alla creazione dei ghetti. I ragazzi che hanno dei problemi li metto in un altro gruppo rifacendo i ghetti di una volta. Il ragazzo dislessico, quello autistico e quello con altri problemi li metto in un gruppo e poi faccio un altro gruppo, quello delle eccellenze. No, la scuola è fatta di integrazione prima di tutto. I ragazzi devono stare insieme. Non possono stare insieme a casa dietro un pc”.
Però questo virus non si può prendere sottogamba. Potrebbe esserci una nuova ondata. Non si può sottovalutare.
“Lo sappiamo, e per questo chiediamo soluzioni. Devono garantire alle scuole spazi più ampi. Per esempio l’accademia delle belle arti già sta chiedendo al comune altri spazi, nuove strutture. Va investito sulla scuola, va fatta una politica di investimento seria sulla scuola”.
E va fatta subito perché settembre è vicino. Come pensa sia possibile in così poco tempo?
“Va fatta subito. Io penso ad esempio al discorso dei banchi scolastici. Noi siamo cresciuti con il compagno di banco nei banchi a due. Ora non ci possono più essere. Quando si riapre a settembre noi dobbiamo trovare dei banchi singoli. E poi, come si fa a mettere 30 ragazzi in un’aula? Io non ho un’arena per contenere 30 ragazzi. Ci servono spazi più grandi. E poi, anche per l’entrata e l’uscita c’è da fare attenzione a non farli ritrovare nei corridoi e nelle scale tutti ammassati come le sardine appunto.
Poi ho sentito avanzare l’ipotesi di fare scuola all’aperto. Ma d’inverno e quando piove, come pensano sia possibile? E poi come possiamo farci sentire dai ragazzi? Con il megafono? No, va fatta una politica di investimento subito sulla scuola”.
Quindi chiedete più investimenti, più strutture, con più aule e più insegnanti?
“Si, più insegnanti e vanno assunti i giovani”.
Sempre tramite concorso però, giusto?
“Si può attingere dalle liste del precariato. Io in una società diversa, starei già in pensione. Pensi che io tra poco avrò i figli dei miei primi studenti.
I miei primi studenti stanno diventando nonni.
Cambiano i linguaggi.
Molti miei colleghi hanno fatto una fatica incredibile. Noi siamo quelli del gesso. Già la lavagna luminosa è un problema per molti”.
Quindi chiedete anche corsi di formazione per gli insegnanti? Usare la lavagna interattiva e, soprattutto adesso, con la didattica a distanza, il computer, non deve essere semplice per molti, immagino.
“Certo, servirebbe più formazione. Io ho fatto dei corsi di formazione quando mi è caduta addosso questa didattica a distanza. Fortunatamente già sapevo usare Skype, meet ed altre piattaforme ma non si può fare questa informatizzazione così, tutto all’improvviso”.
Però, ora, con i mesi estivi si potrebbero formare un po’ di più gli insegnanti e magari favorire questa didattica a distanza. Non siete d’accordo?
“No. La didattica a distanza è la didattica dell’emergenza. La scuola è fatta di una cosa viva. È fatta di integrazione, di movimenti, di viaggi. Io e i studenti abbiamo viaggiato con la fantasia. Abbiamo organizzato un viaggio interattivo in una città etrusca come se ci fossimo andati veramente. Ma questo si può fare una volta o due. L’arte va vissuta. Lo stesso la scrittura. È un momento di confronto, di emozioni che devi comunicare da vicino. Spesso i miei studenti mi dicevano “professoressa non ti vedo” o “non ti sento” o “mi è caduta la linea” oppure “professoressa mi sono finiti i giga”.
Forse perché all’improvviso non tutti erano pronti non c’è stato il tempo materiale per organizzarsi in casa ma adesso non crede che con un minimo di organizzazione la didattica a distanza sia una valida alternativa per rimodernare tutta la scuola e renderla al passo con l’era virtuale che inevitabilmente ci coinvolge sempre di più?
“No, questa è la didattica dell’emergenza. La scuola è fatta di scambio concreto. Il professore di scultura deve vedere le mani, come i ragazzi manipolano, non si possono guardare attraverso uno schermo. Penso pure ai docenti di educazione fisica. Si sono inventati corsi di alimentazione, cose diverse per fare lezione. Questa, ripeto, è una didattica dell’emergenza e non può essere fatta a lungo termine. Penso anche ai ragazzi cosiddetti “difficili”, questi sono quelli che si perderanno inevitabilmente. La ragazza che ha bisogno di una mappa concettuale in modo diverso, che fine farà?
È stato un momento molto forte, l’entrare dentro casa ci ha permesso di scoprirci in maniera diversa ma non può essere la normalità”.
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
Intervista pubblicata da CiesseMagazine in data 30-06-2020
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