Le janare*, streghe e piante di noci
di Antonio Colasanti – Racconta la leggenda che a Benevento vi fosse un noce in cui dimorava il diavolo.
Pietro Piperno, medico beneventano, scrisse un libro intitolato “Della superstiziosa noce di Benevento” dove si narra di un noce distrutto perche ritenuto nefasto, quando il noce si schiantò al posto delle radici furono trovati serpenti spaventosi che vennero uccisi a colpi di spada. Si diceva infine che sotto questo albero tenebroso si riunisse una delle peggiori razze di streghe: “le janare*”.
Il noce “Juglas regia” è molto apprezzato in medicina: nel trattamento degli eczemi, nella artrite, nella tubercolosi.
Questa pianta trova interessanti indicazioni terapeutiche. Le foglie in infuso o decotto sono utili nelle patologie del ricambio, diabete, gotta, obesità, inoltre favorisce la diuresi, stimola la funzione pancreatica ed epatica, utile nelle affezioni reumatiche, nel rachitismo, è ricostituente nei deperimenti organici. L’uso esterno trova applicazione nelle infiammazioni delle vie genitali famminili e nel prolasso uterino.
Impacchi di decotto di foglie applicati localmente sono utili nelle congiuntiviti e nelle dermatiti ed eczemi. L’olio di mallo di noci grazie alla presenza della sostanza “juglone” favorisce l abbronzatura ed esercita azione protettiva sulla pelle- il decotto di foglie e utilizzato per scurire i capelli e come anticaduta.
I frutti immaturi di noce si utilizzano per la produzione di liquori, come il “Nocino”, mentre le noci mature sono ricche di sali minerali, vitamine, acidi grassi polinsaturi.
La conformazione della noce con i due emisferi somiglia al nostro cervello…ed infatti le noci sono un benessere per la funzione cerebrale.
*Janare. Il nome potrebbe derivare da Dianara, ossia «sacerdotessa di Diana»,[3] dea romana della Luna,[4] oppure dal latino ianua, «porta»:[5] era appunto dinanzi alla porta, che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa, oppure un sacchetto con grani di sale; la strega, costretta a contare i fili della scopa, o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua mortale nemica.
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