
La costruzione del consenso, il legame indissolubile tra la folla, il potere e il leader – Estratto della Tesi di Laurea di Roberto De Rosa
Prendendo largo spunto dall’opera “Psicologia delle folle” del 1895 di Gustave Le Bon, antropologo e sociologo francese, analizzeremo insieme alcuni importanti aspetti della società intesa come massa da un punto di vista sociologico, una figura politica autarchica e il rapporto di potere che sussiste tra i due. Così facendo scopriremo quali sono i fattori e i meccanismi comunicativi con la quale un leader politico ottiene pieno potere e consenso da parte di una folla, comprendendo di conseguenza l’origine delle ultime svolte sovraniste che sono state subite in molti Paesi del mondo come la presidenza di Trump in America, il tentativo del ministro degli interni Matteo Salvini in Italia, il decennale Putin in Russia e l’inarrestabile Erdoğan in Turchia.
Il concetto di massa nasce all’incirca all’inizio del XX secolo, grazie ad importanti cambiamenti e fenomeni come l’aumento della popolazione, una nuova struttura economica che rivoluziona i rapporti di produzione, l’emergere di nuove classi sociali e la nascita dell’opinione pubblica che informa e lascia libero ogni cittadino di esprimere il proprio punto di vista.
Sociologicamente, quali sono le caratteristiche che un individuo assume nel momento in cui entra a far parte di una massa? Elias Canetti, saggista di origine bulgara, Nobel per la letteratura del 1981, nel suo saggio “Massa e potere” esamina scrupolosamente i comportamenti che l’uomo acquisisce una volta che si trova all’interno di una folla, tra i più importanti l’invincibilità e la scarsa responsabilità determinata anche solo dal fatto di far parte di qualcosa di così numeroso che incentiva l’individuo a commettere atti che in un contesto di solitudine avrebbe senza dubbio frenato. Altri, di non minore importanza però, sono la facilità con cui si abbandonano gli interessi personali a favore di quelli collettivi, la tendenza all’impulsività piuttosto che all’uso di raziocinio, l’inciviltà e l’ignoranza che sopraggiunge, l’inclinazione a semplificare ed estremizzare i sentimenti e le emozioni, riconducendoli spesso all’odio e la rabbia. Se la folla tende a respingere ragionamenti, dibattiti, critiche, e tutto ciò che sostanzialmente richiede tempo ed un certo sforzo intellettivo per poter essere recepito, è chiaro che sono unicamente le immagini ed elementi facili da concepire, come gli slogan, ad impressionare davvero la folla. Estremamente fruibili, questi elementi dimostrano che non sono importanti tanto i fatti in sé, ma come vengono presentati. Ad esempio, un fatto di cronaca riguardante molti delitti, nonostante decisamente più grave, avrà meno effetto di un unico delitto scrupolosamente sviscerato per poter impressionare e sconvolgere la massa.
Appare quindi evidente che un leader politico, se ha intenzione di ottenere il potere, non può non prendere in considerazione questi aspetti che costituiscono la massa su cui vuole esercitarlo.
Inoltre, dal momento che un certo numero di uomini inizia ad aggregarsi istintivamente avverte la necessità di sottoporsi sotto l’autorità di un capo che possa guidarli. Il leader segue tre precisi processi con la quale riesce ad impartire e imporre le proprie idee e i propri pensieri, Gustave Le Bon li chiama: “Affermazione”, “Ripetizione” e “Contagio”. Il primo consta nel dichiarare idee e fatti in modo semplice, chiaro e coinciso, questi enunciati necessitano di essere proclamati con una certa fermezza e convinzione. Ma ciò non basta, infatti il secondo processo consiste nel ripeterli continuamente affinché siano avvertiti indipendentemente dalla loro effettiva attendibilità come verità assodate, utilizzando i medesimi termini per favorirne la memorizzazione. Ed infine nel terzo e ultimo processo, quasi come fosse una conseguenza dei primi due, le idee contagiano in una vertiginosa corrente di pensiero tutte le menti che compongono la folla, poiché in essa gli individui tendono spontaneamente ad imitarsi l’un l’altro.
A giocare un ruolo determinante in questo scenario è anche il cosiddetto prestigio ed è opportuno che il leader politico ne sia dotato. È il carisma, infatti, a donare fascino alle parole arrestando ogni qualsivoglia critica. Esiste secondo sempre lo scrittore Gustave Le Bon un prestigio acquisito, ovvero ereditato dal nome o da un titolo, che può facilmente essere perso se non si dimostra di esserne all’altezza, e un prestigio personale, che invece viene conquistato ottenendo un successo dopo l’altro, estremamente difficile da mettere in discussione.
Oggigiorno grazie ai nuovi e potenti mezzi di comunicazione la propaganda di un leader politico volenteroso di conquistare il potere si avvale di subdole tecniche propagandistiche che studiano la società e i suoi interessi, e la asseconda e la seduce affidandosi a specialisti di comunicazione.
È stata dunque la leva esercitata sulla rabbia e l’odio delle persone, la ricerca di un continuo capro espiatorio da accusare per sollevarsi da ogni responsabilità, come ad esempio la polemica riguardante il fenomeno dell’immigrazione, l’infantilizzazione del complesso linguaggio politico che procura unicamente confusione e incompetenza, lo sfruttamento dei caratteri culturali tipici di un Paese a spianare la strada del potere ai partiti populisti, e ai loro leader. Questa è sostanzialmente la ricetta del “sovranismo”, un termine piuttosto recente, che propriamente indica una posizione politica impegnata a difendere o riconquistare la sovranità dello Stato, impedendogli di trasferire parte del suo potere ad una sovrastruttura politica internazionale che lo sovrasta. Ma i sovranisti oggi hanno rivestito questo termine di ben altri significati, scambiando questa dislocazione di potere per una vera e propria minaccia, non facendo altro che alimentare un sentimento nazionalista e patriottico che produce solo intolleranza, razzismo, odio e rabbia.
Stiamo assistendo ad una crisi della democrazia rappresentativa nella quale le persone non pongono più fiducia e speranza, a una scomparsa dell’influenza degli organi politici internazionali, ad un crollo del sistema economico che inizia a mostrare le proprie falle e limiti, a conflitti apparentemente irrisolvibili che generano rifugiati, profughi, immigrati. In questo sfondo la politica è l’ago della bilancia, la sinistra fatica a trovare un metodo comunicativo efficiente, la destra accumula facilmente consenso. È importante invitare le persone a riflettere su queste dinamiche che sussistono dietro determinati avvenimenti politici, e incoraggiarle ad appoggiare e promuovere organismi e idee politiche che realmente si occupano del bene più comune.
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