Breve cronaca politica dell’insurrezione nazionale in tre puntate
Prima puntata
di Aldo Pirone – L’insurrezione nazionale non iniziò il 25 aprile. Culminò il 25, ma fu un processo che cominciò qualche giorno prima. La prima grande città del nord a insorgere e liberarsi fu Bologna il 21 aprile. Ma come si poneva la questione dell’insurrezione sul terreno politico e militare? L’insurrezione popolare gli angloamericani non la volevano. Poi, c’era tutto un fiorire d’iniziative da parte di forze moderate che la scoraggiavano e si davano da fare per evitarla proponendo vantaggiosissimi, in apparenza, compromessi fra tedeschi, Alleati e partigiani. Il pegno era la salvaguardia degli impianti industriali. Ma questo “attesismo” di ritorno in quei giorni non sta più nel Clnai, sta fuori, nelle curie e nelle alte gerarchie ecclesiastiche delle grandi città. A volere l’insurrezione è tutto il Clnai-Cvl. Anche tra la popolazione la situazione non è più quella di molti mesi prima. L’attesismo ha perso molto terreno e la repressione nazifascista, con il calvario di stragi ed eccidi, di paura e terrore, ha scavato un solco di odio profondo con la gente. A dominare era la voglia popolare di fargliela pagare ai “briganti neri”.
Sul piano militare, però, le cose non sono così semplici. Vi sono due eserciti possenti che si confrontano sulla linea Gotica. Da una parte 27 divisioni tedesche, quattro repubblichine con varie compagnie di ventura al seguito, 200 carri armati, 1000 cannoni, 60 aerei comandati dal generale Von Vietinghoff che ha sostituito Kesselring. Dall’altra 24 divisioni, 3100 carri armati, 3000 cannoni, 5000 aerei comandati dal generale statunitense Clark che ha sostituito l’inglese Alexander . Da una parte un esercito demoralizzato, con armamento logorato anche se ancora potente; dall’altra non solo una schiacciante superiorità di armamento, soprattutto aereo, ma anche morale di chi si presenta e viene accolto da liberatore. In mezzo, se così si può dire, 130.000 partigiani, tanti erano diventati in aprile, armati di armi individuali, mortai e mitragliatrici leggere e pesanti. Orgogliosi della prova già data e protesi verso l’insurrezione. Da soli i volontari della libertà non sono in grado di sopraffare i tedeschi. Il Movimento partigiano italiano non è quello jugoslavo. Può solo inserirsi al momento dell’inizio dello sfondamento alleato della linea Gotica, decidendo, luogo per luogo, zona per zona, città per città, quando insorgere. Anche in base allo svilupparsi delle operazioni militari e, soprattutto, contando sulla mobilitazione popolare. E così sarà.
Operazione Grapeshot. E’ il nome in codice dell’attacco tanto atteso degli Alleati alla linea Gotica. Comincia l’VIII armata inglese il 9 aprile sul versante Adriatico. Subito dopo si muove la V Armata americana su quello Tirrenico. L’obiettivo è semplice: puntare verso est per arrivare a Venezia e Trieste, al nord sul Brennero al confine con l’Austria e a Ovest verso Genova, la Liguria, il Piemonte e la val d’Aosta. Arrivare al Po, attraversarlo e dilagare in val Padana. Clark si fa subito vivo con i patrioti l’11 aprile, invitandoli a non essere precipitosi. Due giorni dopo ripete che quando sarà il momento “sarete chiamati a fare la vostra parte nella liberazione dell’Italia e nella distruzione dell’odiato nemico”. La parte sarebbe di proteggere le installazioni industriali, perché i nazifascisti sono affar nostro, aggiunge. Quella chiamata non arriverà. Arriva invece la mobilitazione insurrezionale dei Cln-Cvl.
I piani sono già pronti. I comunisti, a scanso di equivoci, emanano il giorno prima del messaggio di Clark, la direttiva insurrezionale n. 16. L’insurrezione – dicono – non è aspettare l’ora X, ma un processo in crescendo da avviare subito. Un intreccio di azioni di sciopero, manifestazioni e azioni militari. Non bisogna farsi irretire da alcun compromesso sul piano militare. Se necessario occorre passare all’azione da soli, ma sempre in nome del Cln. Togliatti condivide pienamente e incoraggia. Il 20 aprile scrive ai compagni del nord: “Mai come in questo momento ci vuole ardire e audacia, ancora ardire e audacia, sempre più ardire e audacia, per il trionfo della insurrezione popolare liberatrice”. Ma la stessa determinazione hanno gli altri partiti del Clnai e lo stesso Cvl comandato da Cadorna. “Bisogna dire alle masse – afferma il Clnai – che la libertà deve essere conquistata con le nostre forze e non averla in dono dagli Alleati”. Anche il rappresentante liberale concorda: “L’insurrezione deve essere fatta perché è nostro preciso dovere”. Questa convinzione non è del momento. I piani operativi zona per zona e città per città sono già stati approntati da tempo. Sono semplici: il segnale dell’insurrezione sarà dato dallo sciopero generale di tutti i lavoratori. Particolarmente importanti saranno gli scioperi dei ferrovieri e, nelle città, degli addetti ai trasporti pubblici. Gli operai devono occupare le fabbriche e trasformarle in fortilizi armati per salvaguardare gli impianti dai tentativi nazifascisti di distruggerli. Le squadre cittadine di Gap e di Sap hanno il compito di attaccare presidi e caserme di tedeschi e repubblichini e occupare le prefetture, i Municipi e tutti i luoghi del potere pubblico. Le formazioni partigiane foranee devono scendere nelle città a dare man forte agli insorti. Loro compito sarà anche quello di salvaguardare le grandi dighe e le centrali elettriche nelle vallate. Lo schema è chiaro, sarà applicato in base al territorio, alle sue conformazioni sociali e politiche e alle condizioni concrete derivanti dagli sviluppi dell’avanzata alleata.
Comincia l’insurrezione. La prima zona a muoversi è quella appenninica a ridosso della linea Gotica. Qui la ribellione generale inizia ancor prima dell’attacco alleato. La prima grande città a liberarsi è Bologna. Gap e Sap cittadini occupano il 20 sera Prefettura, Questura, Comune, carcere, caserme e la stazione ferroviaria abbandonata dai nazifascisti in fuga. Gli insorti controllano tutti i punti nevralgici della Città. La mattina del 21 arrivano gli americani, i polacchi dell’VIII armata, i soldati italiani dei Gruppi di combattimento Legnano, Friuli, Folgore, i bersaglieri del battaglione Goito e i partigiani della Brigata Maiella. Sfilano tra la folla impazzita di gioia. In Comune, a riceverli, ci sono già, designati dal Cln, il sindaco Dozza e il prefetto Borghese, nonché il Presidente del Cln regionale Antonio Zoccoli. Alcune donne iniziano a portare fiori e foto dei caduti partigiani al muro esterno del Comune in piazza Maggiore. Lì dove i nazifascisti fucilavano i patrioti. Lo chiamavano “posto di ristoro per partigiani” ne diventa il sacrario.
(segue)

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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