Marino. Dramma Frattocchie RSA. Condividiamo prudenza nella comunicazione non le omissioni.
In linea con il nostro comportamento politico da quando siamo piombati nell’emergenza sanitaria COVID 19, continuiamo ad essere presenti sui vari temi che interessano la vita quotidiana locale e nazionale. Allo stesso tempo, continuiamo ad essere disponibili ed operare – anche quando non ci sono state date risposte politiche e amministrative – per il bene dei cittadini e con la nostra presenza nei momenti di volontariato. Tuttavia, per onestà verso chi sta soffrendo fino a perdere la vita, per onestà e intimo dovere etico e politico nei confronti di chi quotidianamente – per ragioni di lavoro – è esposto in prima linea in questa emergenza sanitaria, oggi rivolgiamo domande, forte critica e denuncia, circa il dato drammatico delle RSA. Le Residenze Sanitarie Assistite. Queste, nella Regione, nel sistema sanitario regionale, possono essere direttamente gestite dal SSN ovvero convenzionate. Evidentemente, come stanno dimostrando le tragiche morti, non c’è stato equilibrio nello spalmare sul territorio regionale tante attività private/convenzionate, se poi il rapporto qualità/servizio al momento dell’emergenza è risultato pressoché nullo. Non dappertutto, ma molto, molto diffusamente. Altra questione connessa, il livello organizzativo sanitario regionale – come più volte richiesto, anche in incontri in regione da parte del PCI Lazio – che ha visto fallimentare, rispetto a tutte queste vite perse, il sistema dell’emergenza. Certo, i numeri tragici di altre regioni ci fanno apparire più protetti.
E’ un errore: è solo differente la quantità di contagiati, grazie al buon comportamento di prevenzione di molti cittadini. Non di tutti. Per questo le notizie allarmanti, ma con toni asettici del sindaco pubblicate in questi giorni non hanno, secondo noi, chiuso la vicenda. Primo perché le decisioni, sulle RSA, sono in primo luogo in capo alle ASL e alla Regione (oltre che direttamente ai responsabili/proprietari delle stesse strutture), in secondo luogo perché dire le cose come stanno, tutte le cose come stanno, va fatto per rispetto di tutti: di chi soffre, di chi lavora, di chi si adegua al regime emergenziale. Il sindaco, riferendosi alla RSA Villa Nina di Frattocchie, ha scritto “La struttura è off limits da circa 30 giorni come confermato dalla ASL RM 6, che si è occupata anche di mappare ed effettuare i tamponi a tutti i soggetti che vi hanno interagito. La stessa ASL RM 6 ci hanno assicurato dell’efficacia delle misure contenitive attivate all’interno della struttura, come dimostrato tra l’altro dalla mancanza di legami con gli altri casi di positività presenti sul nostro territorio comunale fino ad oggi.”.
Questo tipo di comunicazione non è sufficiente. Per questo, come PCI di Marino, chiediamo in questo momento: cosa è successo e cosa sta accadendo alla Rsa clinica Villa Nina? Sappiamo che è stata acquistata nel 2016 dalla GIOMI RSA e che è un classico esempio di sanità privata convenzionata del Lazio. Chiediamo quali azioni di prevenzione sono state intraprese sin dal primo momento che è scoppiata la pandemia? Dopo il primo caso di morte per covid-19 sono stati effettuati i tamponi a tutti i pazienti per isolare i positivi ed evitare il contagio ai non positivi? Il personale sanitario è stato messo in condizione di lavorare con i requisiti massimo di sicurezza, visti i casi di contagio tra loro che stanno emergendo? Ad oggi sono una cinquantina di casi su 120 ricoverati.
Chiediamo e denunciamo una evidente omissione dei dati con la scusa di non allarmare la gente. Siamo consapevoli di avere attenzione sull’impatto emotivo della tragedia. Ma se la quantità è evidente, non va taciuta. Quanti positivi reali ci sono e, se dopo 3 settimane di attenzione da parte della Asl siamo arrivati a tutti questi positivi, quanti morti dobbiamo aspettarci? C’era e c’è una alternativa che possa evitare la strage? Visto che la regione Lazio non ha subito il contagio catastrofico della regione Lombardia, avendo centinaia di posti letto e terapie intensive disponibili nei suoi ospedali era possibile una strategia differente? i trasferimenti dei positivi in strutture pubbliche covid-19, sempre che avessero fatto per tempo i tamponi, potevano prevenire il contagio di tutta la struttura? Domande che dobbiamo fare proprio perché, fino ad ora non c’è stato qui collasso come in Lombardia, e perciò, appare ancora più inaccettabile che questo accada nel Lazio dove l’epidemia, è apparentemente sotto controllo. Ci auguriamo che le cinquanta persone contagiate guariscano presto, ma se dovesse volgere al peggio, cosa racconterà chi ha le redini della gestione ai familiari e cosa dirà a tutta la comunità locale e regionale? Naturalmente, senza ostentazione, ma con consapevolezza e senso di responsabilità, noi comunisti, anche qui a Marino, continueremo ad essere parte del sistema emergenziale che nelle varie forme sta collaborando con la Protezione civile, ma senza rinunciare ad un dovere etico politico che coinvolge tutti noi per il prima, per il mentre e per il dopo emergenza sanitaria.
Marino, 13 aprile 2020
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