la sardina

la sardinaErmisio MazzocchiPossiamo considerare il fenomeno “Sardine”, come qualcosa di inedito, di cui è opportuno approfondire le ragioni della sua espansione. Un movimento inaspettato e spontaneo. Ma è proprio così? Non credo.
Senza nessuna enfatizzazione né condizionamento strumentale, questo improvviso movimento racchiude un potenziale incalcolabile da comprendere per quello che è e per quello che può significare.
Non è sufficiente considerare le “Sardine” come un atteggiamento spontaneo, senza una sua matrice.
Il pane senza lievito non cresce.

La dimensione e la diffusione di quanti così ampiamente partecipano, senza alcuna sollecitazione, sono comprensibili se esse trovano origine in valori assimilati dalla Costituzione repubblicana, che ha fatto crescere una onda non di sterile protesta, ma una consistente testimonianza a difesa di quei valori.
La democrazia non è una entità astratta. E’ un contenitore di regole, di formule di partecipazione, di orientamento legislativi, di composizione della struttura dello Stato.
Potremo dire che il seme della democrazia costituzionale ha prodotto una crescita e una solida coscienza democratica che rifiuta la degenerazione della politica, la violenza, il sovranismo e le espressioni più deleteria del populismo.

Quali sono gli elementi che, dal Nord al Sud, hanno messo in moto migliaia di cittadini, di giovani a ritrovarsi in una piazza senza slogan politici, senza bandiere di partito, con il solo significativo canto di “Bella ciao”e attraversati da un forte europeismo.
Una reazione al pericolo e agli attentati alla democrazia.
Non deve sembrare eccessivo, tenuto conto delle differenze dell’epoca e il contesto storico in cui si svolsero quegli avvenimenti, di trovare in questo movimento di “Sardine” le stesse motivazioni che spinsero molti giovani a prendere le armi, andando in montagna, per combattere il nazifascismo e conquistare la libertà e la democrazia.

Si può pensare alla rinascita di una nuova Resistenza che vede la partecipazione di tanti giovani, ieri per la conquista, oggi per la difesa della democrazia, avendo ben chiaro chi sia ora l’avversario da denunciare e combattere, come lo era ben chiaro a quei giovani della Resistenza per la rinascita dell’Italia.
Una speranza e una forza che deve essere “ascoltata” dalla politica e dai partiti.

Certamente le “Sardine” sono un movimento, ma sono i partiti della sinistra, a dovere avere la capacità di cogliere l’energia che si sprigiona da un movimento pacifista, antixenofobo, antisovranista.
Non sarà facile, ma non si deve consentire che esso si disperda e si spenga. Una resistenza deve produrre un rafforzamento della democrazia, che si affida a quelle forze politiche che saranno in grado di salvaguardarla e rafforzarla.
Le “Sardine” possono essere un baluardo al degrado della società, da cui trarre forza per affermare i valori di solidarietà, di cooperazione, dei diritti democratici, vitali per un futuro migliore dell’Italia e della stessa Europa.

lì 25 novembre 2019

Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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