Ceccano piazza 25luglio notturno 350 260

Ceccano piazza 25luglio notturno 350 260di Antonio Nalli – Il silenzio rotto dall’ex sindaco Roberto Caligiore, con dichiarazioni a dir poco imbarazzanti, ha confermato lo spessore politico-amministrativo di una persona non all’altezza dei ruoli istituzionali.
Lo si era annunciato da tempo e nei fatti concreti ne avevamo respirato tutta l’aria stantia dell’immobilismo amministrativo vissuto nei quattro anni di governo.

Caligiore ha dichiarato pubblicamente di essere stato sotto ricatto. Ma i ricatti, come ben si sa, o si pagano o si denunciano. E si denunciano pubblicamente con un atto di coraggio, che solitamente viene prima dell’epilogo finale. In pratica Caligiore, qualora fossero vere le sue dichiarazioni, avrebbe dovuto dimettersi in prima persona, dichiarando pubblicamente di non essere disposto a condividere l’amministrazione con simili persone, ed annunciando contestualmente la sua nuova candidatura, con una completa pulizia delle sue liste, da simili personaggi.

Ma la verità che traspare dalle parole dell’ex sindaco ed ancora nei fatti, è che pur di restare attaccato alla poltrona, Caligiore sarebbe stato ben disposto a venire incontro alle richieste politiche dei suoi, e fino all’ultimo ha tentato disperatamente, malgrado la volontà non fosse reciproca.
Alla base di tutto ciò un ricatto ben diverso, proveniente dal Senatore Ruspandini e dalle alte sfere romane in particolare da Giorgia Meloni: non perdere l’unico Sindaco di Fratelli d’Italia.

E la notizia della caduta di Caligiore non è stata di certo ben digerita dalla dirigenza nazionale di Fratelli d’Italia, alla quale il Senatore Massimo Ruspandini ha dovuto riferire personalmente dell’accaduto, nella modalità che da sempre gli riesce meglio: scaricando tutte le responsabilità sull’incapacità dialettica del Caligiore.
Il crollo di un’amministrazione in una cittadina di 23mila abitanti a 90 km dalla Capitale, con un Sindaco ed un Senatore esponenti di Fratelli d’Italia, non è stato ugualmente ben gradito da Giorgia Meloni ed è l’unico dato in contrasto con i risultati elettorali provenienti dal resto d’Italia. Ruspandini lo sa bene.

Sinonimo dei personalismi dei 9 consiglieri dimissionari?
Niente affatto. E’ il sinonimo del fallimento di Caligiore e di Ruspandini in primis, che in qualità di Senatore, per la sua città, fino ad ora non ha prodotto nessun risultato concreto.
La Meloni lo ha capito benissimo e del resto a Roma, il Senatore ceccanese non gode di una grande stima. Lo scorso anno, nel corso della manifestazione “Atreju”, la sua immagine fu addirittura esclusa da una foto di gruppo del Senato, per poi venirne fuori uno scandalo che il Senatore riuscì ad arginare grazie alla complicità di certa stampa amica, l’unica che in provincia continua a tesserne le lodi, informando i fatti e mai sui fatti.

Ora il binomio Caligiore-Ruspandini sarà chiamato ad affrontare le elezioni non più mascherato dall’aggreggazione civica, ma con i simboli dei partiti. Su tutti spiccherà quello di Fratelli d’Italia, poiché è inammissibile non presentare il simbolo del partito di un Senatore nella sua città… ci sarà il simbolo della Lega e salteranno a galla le vere idee che contraddistinguono simili personaggi e che dal dopoguerra ad oggi i ceccanesi hanno sempre ripudiato.

 

Antonio Nalli
martedì 29 ott ’19

Di Antonio Nalli

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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