Podio con Buccilli Supino 350 min

Podio con Buccilli Supino 350 mindi Tommaso Cappella, Ufficio Stampa – Si avvicina per Supino il giorno della “Calecara”, gara podistica tutta in salita di km 9,800, fortemente voluta e promossa dal sindaco Barletta e dal delegato allo sport Ippoliti, coadiuvati dai signori Beppe Querni, Massimo e Luca Morgia ed altri, prevista per domenica prossima, con ritrovo alle ore 08,00 presso San Sebastiano per le formalità delle iscrizioni e consegna pettorali a cura di Andrea Zaccari e partenza alle ore 09,30. Il pacco gara sarà consegnato al termine della gara.

Gara molto sentita a Supino perché è la terza edizione di questo tipo di gara nella nostra Provincia e rientrante nel quadro dei festeggiamenti della Giornata dello Sport nella Piana di Santa Serena. Già discrete le preiscrizioni, l’organizzazione è pronta per dare l’avvio alla kermesse. La gara è sotto l’egida della Opes Italia, Comitato Provimciale di Frosinone e sarà disciplinata dal Gruppo Giudici Opes italia di Frosinone. La secoda edizione è stata appannaggio di Carmine Buccilli il quale anche quest’anno vrrà ripetersi come anche, in campo femminile, Alessandra Scaccia la quale cercherà il Una podista Supino 350 minbis, anche se diverse altre sono in ascesa come nel caso della Desiderio e della Cocco. Previsti bei premi per i partecipanti e per le società, in ottemperanza al programma predisposto per l’occasione. Al termine della competizione gli atleti potranno usufruire del ricco ristoro predisposto dall’organizzazione.

Quest’anno ci saranno tutti bei nomi del podismo ciociaro per rendere più competitiva la gara e ricordiamo che essa ha un percorso tutti salita: si parte da San Sebastiano e si percorrono i 9,8 km. tutti salita con i tornanti del percorso che consentiranno di usufruire di uno scenario meraviglioso.

Premiazioni al termine con la presenza del sindaco Barletta ed del delegato allo sport Ippoliti, nonché dello sponsor Peppe Querni, promotore agguerrito della manifestazione. Perché “Calecara”: la Cama, la Pietra, il Fuoco e l’Acqua a Riofreddo, sui terreni di una nobile famiglia di proprietari locali, lungo la strada per Vallefredda dove si trovava l’aia nei caldi giorni di agosto dopo il duro lavoro della mietitura e trebbiatura, si faceva la “calecara” nella grande fornace a pozzo costruita in mattoni. L’analisi della operazione completa che portava la pietra della montagna a diventare calce da costruzione. Lo scarto del grano veniva ammucchiato si da formare un grande covone alto quasi 4 metri, con quello scarto si alimentava la “calecara” per fare i sassi cotti che servivano a fare la calce per l’edilizia locale. Quindi la “calecara” non è altro che un grande pozzo cilindrico ricoperto di mattoni con una parte esterna a muro, alto 4 metri. Nella parte frontale alla base del forno, due aperture per l’alimentazione, una più in alto per introdurre la cama, l’altra più in basso per estrarre la cenere, l’interno era vuoto e doveva essere riempito dalle pietre di cottura. Il resto si trova in internet con la storia completa della Calecara.

 

 

 

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Di Tommaso Cappella

Giornalista in pensione. Segue il Frosinone Calcio per UNOeTRe.it. E' di Ceccano. Ha lavorato presso La Provincia Quotidiano. Ha studiato al Liceo Classico "N. Turriziani" di Frosinone e poi a La Sapienza Università di Roma.Vive a Ceccano

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