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cubo di Rubik mindi Arianna Rossi – Dismorfofobia: alterazione nell’elaborazione degli stimoli visivi che portano a valutare in modo scorretto il proprio aspetto.
Queste 17 parole descriverebbero la diagnosi di più della metà delle donne del pianeta eppure esse non bastano, così come non bastano le parole dei familiari, degli amici, dei professori e dei dottori.

Quando una ragazza ha una sua immagine introiettata nel cervello quell’immagine si riflette in ogni aspetto della sua vita, in ogni gesto, in ogni parola, in un film che vede al cinema, nelle parole di una canzone, in un paio di scarpe, in un programma televisivo, in una foto. Quelle maledette foto di donne che espongono i loro corpi perfetti senza preoccuparsi di chi osserva, il più delle volte lo fanno davanti ad uno specchio esaltando la loro immagine in modo esponenziale, perché quel corpo non è sufficiente ad umiliarti ma è necessaria anche la tua figura riflessa in quello specchio virtuale per distruggerti.

Il mondo si è trasformato in un gigantesco cubo di Rubik le cui facce non sono altro che immagini virtuali, corpi che si sovrastano fasciati da abiti che promettono stili di vita, ideali di felicità e personalità preconfezionati le cui etichette sono le stesse per tutte e la piazza di ritrovo è una solamente, i social.
Eppure, tra i quadratini colorati di quel cubo è nascosta tanta bellezza, una bellezza che spaventa, una bellezza che non viene considerata e che per questo motivo viene deturpata. In quel labirinto sociale e oscuro le ragazze si trovano sole a lottare contro un Minotauro forgiato dalle loro insicurezze, dalle loro paure e dall’incompatibilità che esse credono di avere con questo mondo.

Anoressia: situazione di restrizione alimentare volontaria che porta a mantenere il peso corporeo ad un valore inferiore rispetto a quello ritenuto normale.
Arriva un giorno in cui ad una tua amica viene fatto un complimento sul suo fisico davanti a te, in cui facendo un giro per i negozi di abbigliamento e girando tra gli scaffali noti che tutti i capi che potrebbero piacerti in realtà non puoi indossarli perché sono di una taglia troppo piccola per la tua corporatura. Ecco che quel Minotauro comincia a prendere forma all’interno di un labirinto in cui eri inserita ancor prima di nascere.
Ti guardi allo specchio per l’ultima volta in cui è riflessa la tua immagine reale, un’immagine che la società non vuole, un’immagine non adatta ad essa, che conduce il tuo cervello a falsare i dati di un aspetto che non abbandonerà più i tuoi occhi. Viene scattata una polaroid che porterai sempre e dovunque con te, che guiderà le tue mani quando magari vorrai mangiare un gelato con le amiche, che mortificherà il tuo stomaco quando crederai di aver mangiato un rigatone di troppo, che brucerà il tuo corpo fino a quando non ci sarà più niente da consumare, che lo renderà vuoto fino a quando anche l’ultima goccia di sangue sarà versata.

Disturbo da alimentazione incontrollata: abbuffata compulsiva che porta ad assimilare una quantità spropositata di cibo in un periodo temporale molto breve. Questa è una definizione ricavata da vari articoli raccolti da internet cercando informazioni su un disturbo alimentare opposto all’anoressia, una ricerca rivelatasi necessaria a causa della non esistenza di un termine scientifico che lo rappresenti.
Viene da chiedersi: “Perché?” Semplicemente perché esso non è una malattia SOCIALMENTE riconosciuta.

Eppure il meccanismo cerebrale e psicologico è identico a quello dell’anoressia, la polaroid che viene scattata dal nostro Gulliver è la stessa, un insieme di codici corporei che non corrispondono a verità, solo che in questo caso la bellezza del cuore e dell’anima anziché consumate vengono DEFORMATE, vengono DISTORTE, vengono ingozzate di dolore fino a portare noi stesse ad un’incontrollabile indigestione, la quale non è altro che il segnale del nostro IO che ci invita a fermarci e a guardare dentro di noi. Ma gli occhi di una ragazza le cui mani usano il suo corpo come arma per uccidere se stessa, sono accecati dal marcio e dalla superficialità della realtà che la circonda, un poster alla stazione con una pubblicità per intimo, una foto su Instagram di alcune coetanee ad una festa, una frase detta da un gruppo di ragazzi mentre cammina per le strade della città, uno sguardo di disgusto da qualcuno che non ti aspetti.

Contemporaneamente al corpo che muta, aumenta di volume e cambia la sua forma anche la tua personalità ne risente, la bocca smette di sorridere, preferisci nasconderti dietro tute e felpe sia per non mostrare cosa sei diventata ma anche perché ritieni che non abbia senso rendere femminile un qualcosa che di femminile non ha più niente, non rendendoti conto che stai celando al mondo qualcosa di ben più importante del tuo aspetto esteriore, TE STESSA.
Eppure, nonostante tu abbia appeso un cartello enorme in cui è scritto a caratteri cubitali il tuo disagio, la società, quella stessa società che ti ha portato a bruciare il filo che poteva salvarti da quel labirinto, è incapace di leggerlo accettando un unico assioma: “una donna troppo magra è anoressica mentre una troppo grassa è solo una ragazza che mangia troppo”.

Allora ecco che il Minotauro diventa più forte, più feroce e l’immagine nella testa è sempre più grande, provi a chiedere aiuto alle tue amiche ma non riconoscono il tuo problema, perdi totalmente il controllo delle mani, impianti nella tua testa una legge fondamentale ovvero se sei magra sei una persona che vale, se sei magra avrai successo, se sei magra vivrai una vita felice…………………….se cambi aspetto sarai degna del mondo che abiti.
Perdi il controllo della tua bocca, vuoi fare uno scarabocchio su un foglio ma le tue dita sono più sottili della penna che vuoi usare, i tuoi denti masticano molte cose ma ogni alimento ormai ha perso sapore, tua madre ti mette davanti del cibo per farti nutrire ma solo l’odore provoca nausea, lo stomaco continua a lanciarti sos, ti chiede di fermarti perché non riesce più a smaltire il tuo malessere, i vestiti nel tuo armadio sono ormai enormi, vorresti alzarti dal letto ma non ci riesci, le tue gambe sono troppo magre esili, i pantaloni nel cassetto non ti vanno più bene, rigetti liquidi perché non mangi niente, vuoi andare a correre ma il tuo corpo è diventato ingombrante, vomiti perché mangi troppo, supplichi di diventare anoressica, preghi di non svegliarti più…la tua anima ti implora di spegnere tutto…………..…..blackout!

Lo vedi quel mostro davanti a te….sei tu, sei stata tu a crearlo e hai permesso a tutte le persone che ti circondano di innalzare, mattone dopo mattone, i muri del ghetto in cui sei rinchiusa.
Ma nonostante loro siano più forti, nonostante quel mostro che tu stessa hai creato faccia paura bisogna usare la bellezza della tua anima per sconfiggerlo, per tessere di nuovo quel filo che ti permetterà di uscire.
Non ha importanza la combinazione di colori che il mondo reale e i suoi abitanti decidono di creare, ognuno di noi ha il proprio cubo tra le mani ed ha la libertà di scegliere quali colori vuole essere perché non è arrivare alla costruzione di una faccia con lo stesso aspetto lo scopo finale, ma far brillare la nostra personalità di mille colori diversi.

 

 

 

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Di Arianna Rossi

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