
di Filippo Cannizzo* – Nel cuore dei Monti Ernici, ai confini tra Basso Lazio, Abruzzo e Provincia di Roma, si trova una delle briciole di bellezza del nostro paese, la Certosa di Trisulti. Immersa nella natura, tra querceti e corsi d’acqua purissima a 825 metri di altitudine, è stata costruita in stile gotico e consacrata nel 1211, poi ampliata nel corso dei secoli adottando le forme architettoniche tipiche del barocco. Entrando tra le mura imponenti che la cingono, un sentimento di bellezza e di pace pare avvolgere i pellegrini e i visitatori. L’ingresso principale si apre su un portale sormontato da un busto di San Bartolomeo, scolpito da Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo Buonarroti, mentre tra i meravigliosi affreschi che adornano le sale del complesso si possono ammirare opere di Filippo Balbi e Giuseppe Caci. Inoltre, la Certosa è stata a lungo avanguardia nello studio e nell’applicazione della farmacologia.
Per raggiungere la Certosa di Trisulti, tappa centrale del Cammino di San Benedetto, bisogna inerpicarsi per strade invase da buche che sembrano crateri e invase dalla vegetazione, abbandonate dagli enti che dovrebbero occuparsene. Lungo i bordi della strada, nascosti dietro rocce e alberi secolari, si possono scorgere cumuli di rifiuti. Si deve salire a senso, perché le poche indicazioni che si possono trovare sul percorso sono completamente divelte, arrugginite, cadute per terra, mentre per chilometri e chilometri sono mancanti, a causa dell’incuria di chi avrebbe dovuto avere “cura” di questi luoghi di meravigliosa bellezza.
Oggi sono rimaste ben poche le persone che abitano questa imponente Certosa, tra cui il priore dei Cistercensi di Casamari, don Ignazio, e un ospite straniero, Benjamin Harnwell. A partire dal Febbraio 2018, la gestione della Certosa di Trisulti è stata assegnata in concessione per 19 anni dal MIBACT, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo italiano, all’Associazione DHI – Istituto Dignitatis Humanae, fondato proprio da Harnwell e diretto dal cardinale Raymond Leo Burke. L’Istituto Dignitatis Humanae si definisce come «una organizzazione non governativa di ispirazione cattolica. Un think tank, costituito nel 2008 con l’obiettivo di difendere le fondamenta giudaico-cristiane della civiltà occidentale, riconoscendo che l’uomo è stato fatto a immagine e somiglianza di Dio». L’Istituto è molto attivo nel lobbying politico: ha già tre gruppi parlamentari di lavoro nel Regno Unito, in Romania, Lituania, e nel 2019 vuole costituirne uno presso il Parlamento Italiano.
Il 7 Ottobre 2015, l’allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, applicando per la prima volta il “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (redatto nel 2004 dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali del governo Berlusconi, Giuliano Urbani), firmò il decreto per la concessione in uso a privati di beni immobili del demanio culturale dello Stato non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati, da cui il bando per l’affidamento in concessione della Certosa di Trisulti vinto dall’Istituto Dignitatis Humanae. In cambio della gestione del bene, l’ente vincitore del bando, a partire dalla stipula del contratto, dovrà corrispondere un canone di 100 mila euro annui al MIBACT, ma potrà detrarre da quella cifra il costo dei lavori di ristrutturazione della Certosa…
Il bando in oggetto intendeva individuare associazioni e fondazioni senza fini di lucro alle quali concedere in uso uno tra tredici beni immobili del demanio culturale dello Stato, per i quali non era corrisposto alcun canone e che richiedevano interventi di restauro. La concessione d’uso avrebbe dovuto essere finalizzata alla realizzazione di un progetto di gestione del bene che ne assicuri la corretta conservazione, l’apertura alla pubblica fruizione e la migliore valorizzazione. Il bando del MIBACT, sicuramente pieno di clausole escludenti e limitanti rispetto ai soggetti potenzialmente interessati a partecipare, è soltanto uno degli aspetti controversi della vicenda che ha portato alla concessione in uso della Cerosa di Trisulti all’Istituto Dignitatis Humanae. Perché il problema vero è a monte. Per la prima volta in Italia lo Stato ha messo all’asta alcune delle sue bellezze. È vero che solo cinque dei tredici beni storici e artistici messi al pubblico incanto sono stati assegnati, ma il rischio concreto è che questo primo bando faccia da apripista ad analoghe future concessioni in uso a privati delle innumerevoli bellezza del Bel Paese.
I benefici per il MIBACT saranno probabilmente inesistenti, sia dal punto di vista economico che di tutela, perché per mantenere e ristrutturare la Certosa di Trisulti servono molte più risorse di quelle stanziate dall’Associazione di Harnwell. Senza considerare che la valorizzazione della stessa porterà solo ad interessi privati dell’Istituto Dignitatis Humanae , dato che per la prima volta dopo secoli l’accesso alla Certosa è a pagamento e le paccottaglie che vengono vendute come souvenir a Trisulti sono prodotte e vendute per il guadagno della stessa DHI. Infine, il vero intento di Harnwell pare essere quello di trasformare la Certosa in una scuola di formazione per le nuove leve del populismo europeo e mondiale, coinvolgendo il suo mecenate Steve Bannon, il giornalista e produttore televisivo, teorico del “populismo mondiale” e considerato il fautore dell’elezione di Trump alla Casa Bianca.
Mi chiedo quale futuro abbia un paese che considera le proprie bellezze solo come fonte di spese (da tagliare) o su cui provare (neanche troppo lucidamente) a lucrare. Sarebbe necessario un cambio di paradigma nella considerazione delle bellezze del Bel Paese. Non si dovrebbe più intendere la bellezza come mezzo per qualche mutevole scopo, bensì sarebbe necessario gettare uno sguardo lungimirante e avere una visione organica su ciascun aspetto della cultura, capace di correlare i diversi settori e ragionare in termini di filiera, in cui la bellezza, in tutte le sue espressioni, gratuita e a disposizione di tutti, rappresenti il punto di partenza e di arrivo di processi complessi che, coinvolgendo una molteplicità di protagonisti e di attività locali, possano produrre ricchezza per la comunità.
La bellezza non è una fonte di sperperi ma rappresenta una potenziale fonte di crescita economica ecosostenibile e di occupazione durevole. Bellezza, quindi, come leva sociale e di sviluppo territoriale, bellezza come possibilità di progresso e di crescita per le persone. Per aprire il futuro, si potrebbe cominciare ad aprire a tutte e a tutti la Certosa di Trisulti, con strade agibili, indicazioni e comunicazioni chiare, riscoprendo le bellezze che custodisce e curando la natura che la circonda. Attraverso la valorizzazione e la condivisione dell’enogastronomia locale, la realizzazione di prodotti artigianali di qualità, strutture ricettive economiche e di qualità, visite tra gli splendori della natura, con percorsi fruibili a piedi e in bicicletta, insieme alla riscoperta dei veri prodotti trappisti, benedettini e cistercensi, la Certosa di Trisulti potrebbe diventare la tappa centrale e la speranza aperta per un nuovo cammino di bellezza dall’Italia centrale fino all’Europa.
Pensare alla Certosa non come alla scuola di formazione del populismo mondiale, ma tornare a vedere nella Certosa di Trisulti un luogo di speranza da cui ripartire per ri-costruire il futuro del Bel Paese: Trisulti luogo di speranza, Trisulti fonte di bellezza!
*autore del libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del bel Paese”
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