ippocrate 350 260 min

ippocrate 350 260 minDr Antonio Colasanti“dum dolet infirmus, medicus sit pignore firmus expers languoris non est memor huius amoris” (a senso si può gtradurre così: “Quando il paziente avverte dolore, promette al medico una ricompensa per la sua cura; ma una volta guarito, sente dolore per la promessa fatta”)
L’origine degli onorari per il pagamento medici si ricollega alle origini della medicina.
Pindaro narra che il famoso Esculapio venne fulminato da Giove perché avendo risuscitato un morto ne percepì un compenso in denaro e gli venne attribuito il nome di”amante dell’argento”.

Prima dell invenzione della moneta i medici venivano pagati in natura e la ricompensa era proporzionale non già all’importanza delle cure prestate bensì alla condizione del personaggio curato.

In egitto il compenso era dato in grano, in Grecia la tradizione vuole che molti medici pur non essendo pagati in denaro ebbero compensi esorbitanti e di gran lunga superiori ai servizi resi.

Cosi Polidario ebbe in moglie la principessa Sirna per averla salassata da ambo le braccia e conseguentemente divenne erede al trono. Melampo si fece promettere agli argivi metà del loro territorio come prezzo per la guarigione dei Pretidi ed il megalomane Menecrate di Siracusa, che si vantava di essere Giove e si faceva scortare, esigeva dai malati che si affidavano alle sue cure un formale impegno a divenire suoi schiavi in caso di guarigione.

Di fronte a tali esempi di attaccamento al denaro non mancavano quelli di disenteressato altruismo.
Epimenide rifiutò un compenso dagli ateniesi per averli liberati dalla peste, mentre il sommo Ippocrate rinunciò all’onorario di dieci talenti per aver guarito il filosofo Democrito dicendo che era stato un onore curare un tale personaggio. In grecia molte volte il compenso era fissato prima della cura e spesso si richiedeva durante la cura un pegno o una garanzia per il pagamento.
Ippocrate raccomandava di non essere troppo esigenti, di tener conto delle condizioni del paziente e di curare gratuitamente i poveri e gli stranieri, in parole povere esortava a esercitare la medicina non come un qualsiasi mestiere, ma come una nobile professione e con vero spirito umanitario e caritatevole.

Libanio, infatti, parla di medici i quali non solo non percepivano onorari, ma soccorrevano i poveri con il proprio denaro.

Anche oggi, il messaggio di Ippocrate padre della medicina, dovrebbe essere ricordato dai colleghi medici che chiedono onorari smisurati alle prestazioni non considerando le condizioni economiche del paziente.

 

 

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Di Antonio Colasanti

Dottor Antonio Colasanti, medico-farmacista specializzato in fitoterapia, omeopatia, consulente della rivista: “Piu Sani Piu Belli”.   Per chi volesse approfondire argomenti trattati può prendere contatto con il dottor Colasanti ai seguenti recapiti: Email: dottorcolasanti@unoetre.it Tel. 347102038

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