Salvator Allende 390 min

UNA TESI DI STORIA MODERNA

«Lezioni cilene»: l’influenza dei miti dell’America latina nell’Italia degli anni sessanta e settanta … e insegnamenti per l’oggi

di Ignazio Mazzoli
Salvator Allende 390 minUna tesi di laurea è una manifesta attestazione di sapere offerta ai propri docenti esaminatori per essere giudicati, ma capita che spesso sia qualcosa di più. E lo è questa, di Francesco Compagnone* che qui vogliamo far conoscere perché riafferra il bandolo di una matassa che sembrava dimenticato o che qualcuno abbia voluto che si dimenticasse.

Un giovane di 23 anni ancora da compiere, appena laureato in letteratura moderna tratta le vicende, come lui stesso scrive, che coprono l’arco di circa un ventennio. Partono dal successo della rivoluzione cubana del 1959, e si concludono nella prima metà degli anni Settanta, con il colpo di Stato in Cile.
Iniziando a leggere si coglie subito il sapore della cronaca con un modo di scrivere piano e ragionato arricchito da una folta bibliografia. A 50 anni da oggi c’è una grande freschezza nella ricostruzione degli eventi. Rivedo una storia vissuta: «l’esplosione del fenomeno della guerriglia in Sud America e la minaccia di creare nuove spaccature all’interno del mondo comunista e si concludono nella prima metà degli anni Settanta, con il colpo di Stato in Cile e l’avvio del processo di “compromesso storico” in Italia.»
Un intreccio complesso ma reso facile da leggere ed apprendere.

Perché questa selezione o scelta?

Scrive Compagnone «gli argomenti che più avevano attirato la mia curiosità erano stati, per il contesto italiano, gli anni Settanta, in particolar modo la figura di Enrico Berlinguer e le sue politiche di “compromesso storico” ed eurocomunismo, sul piano internazionale invece, l’America Latina come continente della guerriglia e dell’insurrezione contro l’imperialismo.»

L’esame e il racconto si dipanano i 4 capitoli: Capitolo 1: Il caso cileno, la situazione interna e la descrizione delle forze politiche delle loro posizioni;
Capitolo 2: Il mondo cattolico italiano e la Democrazia cristiana rispetto al caso cileno;
Capitolo 3: La sinistra italiana rispetto all’America Latina e il Cile
Capitolo 4: Il Partito comunista italiano e Berlinguer rispetto al caso cileno.

100 pagine di ricostruzione ed esame degli avvenimenti in cui l’autore non smarrisce mai la consapevolezza dell’importanza di ciò cha sta scrivendo. Cioè sa di trattare avvenimenti che hanno pesato sui singoli, cittadini e governanti cileni e sul mondo intero e sui suoi equilibri geopolitici. Sempre sospinti verso modificazioni anche nonBerlinguer previste.

«Bisogna però – dice Francesco Compagnone – prima di tutto capire come, prima ancora della vittoria di Unidad popular, il Cile era già diventato una sorta di test per la via democratica al socialismo e per le alleanze che i partiti marxisti avrebbero dovuto sviluppare per renderla fattibile. L’”Unità” e “Rinascita” furono i principali spazi cartacei nei quali le vicende cilene venivano analizzate e se ne traevano vere e proprie lezioni da applicare al contesto nazionale….»

Quale grande curiosità indagare le occasioni e difficoltà su quel cammino? E come avevano proceduto in Cile e in Italia? Questa ansia di conoscere si legge chiaramente:
«L’elezione di Allende fu un evento senza precedenti nella storia, perché una coalizione guidata da marxisti rivoluzionari era arrivata democraticamente al potere, ciò inevitabilmente causò una reazione di euforia nel PCI, che aveva finalmente un modello vincente con cui sostituire quello sovietico e da opporre a quello di Guevara.»

La via democratica al socialismo, poteva esistere

Il test attuato da Allende e dai suoi alleati spazzava via la maledizione della lotta armata, che contro i fautori di una nuova società era stata brandita come un grave ed ineliminabile peccato originale.
L’evento riportava in primo piano che un nuovo sistema sociale poteva affermarsi con la democrazia, in cui le forze della giustizia sociale e del cambiamento si erano conquistate pieno diritto di cittadinanza ed essa sapevano vivere. Ma se questo evento procurava gioie e speranze a sinistra spaventava gli USA che si preoccuparono subito di osteggiare la “novità” prima che diventasse contagiosa. Soprattutto in Italia dove c’erano ottime condizioni.

Certo che l’imperialismo era terrorizzato. Per capire il perchè Compagnone riporta un giudizio del settembre del 1971 dello storico Hobsbawm dopo la vittoria di Allende. Lo storico affermò «in Cile non si respirava il tipico clima successivo ad una rivoluzione, ma che la vita scorreva tranquilla come sempre, che tutti i diritti democratici continuavano ad essere garantiti, l’unica differenza era che i poveri vivevano tranquilli, con la consapevolezza di avere un governo che li tutelava, mentre i ricchi, non comandando più, si erano ridotti a fare predizioni apocalittiche e totalitarie per il governo in carica.»

Riprendere così “il bandolo di una matassa” è un invito a riproporre anche oggi l’iniziativa per lavorare ad una sistema sociale diverso dal capitalismo, richiesto soprattutto dal diritto di eguaglianza tradito. Quando nel mondo in “26” posseggono le ricchezze di 3,8 miliardi di persone (Il Sole24ore) che si può dire? Ma che è l’inferno delle diseguaglianze. Un sistema che produce queste mostruosità non si può modificare. Va cambiato.

La stagione che viviamo dalla fine del 1900 ad oggi ha dimostrato che certe modifiche sono peggio del male. Infatti, il neoliberismo globalista ci ha condotto alla crisi di tutte le democrazie. Ha prodotto alcuni danni assai gravi: Parlamenti in cui intere classi sociali, come i lavoratori dipendenti non hanno rappresentanza; forze che hanno continuato a chiamarsi di sinistra hanno dimenticato la rappresentanza del disagio sociale e della esigenza della solidarietà umana; le conquiste delle donne sono messe continuamente in forse; milioni sono i giovani disoccupati. Le destre estreme si sono rafforzate, fingendo di difendere i più deboli riportano le società indietro nei secoli, perché la difesa dei più deboli economicamente e socialmente avviene senza intaccare i previlegi di pochi che divorano i diritti di molti e lo fanno utilizzando le politiche economiche “illuminate” dal neoliberismo, sia che si chiamino ricette Draghi o politiche alla Macron. Non mi dilungo sulle cosiddette compatibilità. Propongo solo di domandarci: i bilanci, con quali esigenze e di chi, devono essere compatibili? Un bilancio si può far quadrare in tanti modi, anche proteggendo i più deboli.fidel castro orig studenti.it 390 min

Scusate la digressione. All’epoca, trattata nella tesi di Compagnone, importante fu indubbiamente l’apertura di un dialogo tra marxisti e cattolici ed il modo come si sviluppa nei due paesi. «La mia attenzione, scrive l’autore, si è focalizzata su una serie di aspetti volti ad approfondire la politica italiana, cilena e latino-americana del periodo, per riuscire a comprendere meglio i contatti e le influenze stabilitisi tra i vari attori in gioco.»

Attualizzazione di alcune questioni che viviamo

Posta così l’attenzione dell’autore, sollecita anche l’attualizzazione di alcune questioni che viviamo.
In primo luogo, la questione delle alleanze. Non si vince da soli, infatti.
Un’alleanza parte certamente dai contenuti, ma deve avere un obiettivo principale. Ci si allea perché si ha un avversario o nemico principale al progetto da realizzare.
Quando la posta in gioco è un valore universalmente riconosciuto: la libertà, un pericolo ritenuto molto serio, la perdita di valori condivisi, costruire e difendere l’unità è un dovere.

Nella tesi è messo bene in evidenza come la posizione del partito socialista cileno, che prevedeva un processo in cui sarebbe dovuta seguire la guerra civile e quelle di altre minoranze convinte della strategia guerrigliera abbia rappresentato un fianco debole dello schieramento. Al contrario i Comunisti cileni guidati da Corvalàn scelsero altri comportamenti, come quando fecero l’opposizione al Presidente Frei appoggiarono, sorretti da un larga partecipazione di popolo, quei provvedimenti del governo che si ritenevano meritevoli, mentre si richiamava continuamente il governo alle proprie responsabilità e alle promesse di rinnovamento sociale che erano state fatte. Il messaggio che doveva passare era che senza i comunisti fosse impossibile vedere realizzata qualsiasi prospettiva di rinnovamento sociale. Anche i comunisti italiani avevano capito che l’unico modo per resistere all’avanzata di una DC riformista era non farsi isolare.

Corvalan e il PCCh (partito comunista cileno) furono i più tenaci e fedeli sostenitori di UP (Unidad popular) e del governo Allende. Ci è capitato di vedere qualcosa di simile nell’attuale quadro politico italiano? Torno alla “tesi”.
Compagnone riferisce anche la critica alla carenza di alleanze sociali, in particolare quelle con i ceti medi, da non lasciare mai in mano alla destra (la vigilia della fine di Allende fu contrassegnata dagli scioperi ad oltranza dei camionisti). Era chiaro che senza di loro la grande riforma della nazionalizzazione delle miniere di rame (la ricchezza del Cile) si arrestava nella fase della pratica commerciale del trasporto.

Le alleanze politiche e sociali come quella con i ceti medi produttivi sono importanti e strategiche, non solo per arrivareche guevara Focus.it 390 min al potere, ma per costruire un duraturo consenso.
Una grande lezione da non dimenticare. Si legge ancora «nella percezione dei commentatori dell’epoca (come ndr) fosse diffusa l’idea che UP avesse sottovalutato la mancanza di un consenso diffuso, con una grave mancanza di realismo.» Domandiamoci: quale può essere, infatti, la prospettiva di dover governare un paese col 36%?

Francesco Compagnone ci offre la risposta su un piatto d’argento e riprendendo Berlinguer ci ricorda qualcosa che ben conoscevamo: La DC italiana. Essa aveva indubbiamente rapporti con i gruppi dominanti borghesi e con altri elementi reazionari, allo stesso tempo però al suo interno vi erano altre anime, in grado di rappresentare il ceto medio e gli operai, un insieme di correnti spesso contraddittorie. Ecco perché nei 3 articoli su Rinascita, dopo il golpe che cancellò la speranza di Allende, Berlinguer disse che “per governare non basta il 51%”. Si scatenò tanta rabbia da parte di molti pariti. Non basta un espediente come la nostra legge elettorale, perché non si governa né con il 36%, ma nemmeno con il 45% dell’attuale governo italiano.

il compromesso storico e le alleanze

Ecco come nacque la proposta del “compromesso storico”, che non è una formula di governo, né una prpoposta di maggioranza per governare. Non partiti omnicomprensivi come erroneamente ha inteso il PD, né larghe intese di governo, ma la definizione di un accordo istituzionale su grandi obiettivi strategici. Per capirlo bisogna riferirsi all’unico precedente che è la nostra Costituzione. Che cos’è se non un grande compromesso storico che ancora non perde valore e forza?
Sul golpe e sui 3 articoli di Berlinguer ci impegnammo moltissimo. Si generò un dibattio nazionale non solo su ntutti gli organi d’informazione e in tantissime sedi. Qui in provincia, solo qualche esempio: un ordine del giorno unitario 12 settembre nel consiglio provinciale, comizi vari comizio a Boville 16 settembre, 22 settembre Frosinone Ferrara, Minnocci, Gabriele del Pri e Di Rezza PSDI con l’ambasciatore cileno. Il 7 ottobre ad Anagni si dedica festa provinciale dell’unità ai fatti cileni e poi il 17 ottobre Ceccano sui tre articoli. Si scioperò alla Fiat, anche. Ma, sono la qualità e i contenuti del dibattito che meriterebbero e meritano una trattazione a parte. Demmo vita ad una discussione impegnata e appassionata che si svolse in migliaia di sezioni comuniste, da nord a sud.

Ritorno al consenso diffuso, da ricercare continuamente, ma che non è quello dei sondaggi. E’ dalle alleanze che nasce questo sentimento e bisogna sapere come intessre le alleanze, cosa molto importante che si è imparato e bene come ne scrive Francesco Compagnone. «È interessante come in quest’ottica la strategia nei confronti della DC cambiò con il tempo», ed è la «prima lezione cilena» che si apprende «con la vittoria di UP di cui facevano parte anche diversi cattolici di sinistra». Apparvero palesi i limiti della strategia di allearsi con gli spezzoni che si sentivano più vicino. «Si comprese che l’unico modo per poter coinvolgere le masse cattoliche in un ipotetico governo era dialogare con la DC». Intera.

Sulle ingerenze straniere, degli Usa, non bisogna avere alcun dubbio leggi, basta leggere l’inedito di Moro. Il golpe in Cile fu un vero e proprio atto di guerra. Merita di ricordare che «il colpo di stato è la plateale dimostrazione che le forze reazionarie dell’imperialismo non erano disposte a cedere terreno e avrebbero usato ogni mazzo per bloccare il progresso dei popoli» (Berlinguer). Infatti chi infrange la legalità, per primo, è sempre il capitalismo (Lenin)

Penso che questa tesi di Francesco Compagnone vada letta e studiata da chi vuole interessarsi seriamente di politica e di pratica politica seria.
Sono talmente convinto che l’ho inviata a Futura Umanità, associazione per la “Storia e Memoria del PCI”, perché la faccia conoscere ai suoi iscritti e simpatizzanti.

un vero e propio atto di guerra min

 

*Note biografiche

Francesco Compagnone è nato il 9 dicembre 2000 a Frosinone, vive a Ceccano, dove ha frequentato tutte le scuole e si è diplomato nel Liceo Linguistico di Ceccano. Da poco si è laureato nella facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata in lettere, sostenendo una tesi in storia contemporanea. (questa appunto «Lezioni cilene»: l’influenza dei miti dell’America latina nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta)

Ha sempre avuto una spiccata passione per le storie (libri/ serie televisive/ film) di carattere fantastico, gli animali e la natura, ha sempre praticato sport, il judo, per un breve periodo anche a livello agonistico. Fin dalle elementari ho sviluppato una passione spiccata per la storia.

Sin dalla prima adolescenza ha iniziato ad interessarsi alla politica, ma solo in concomitanza delle elezioni amministrative del 2020 della sua città ha iniziato a praticarla attivamente supportando l’unica candidata Sindaco di sinistra di quella tornata: Emanuela Piroli. Dopo le amministrative, insieme ad altri giovani ceccanesi conosciuti durante la competizione elettorale e altri aggiuntisi nei mesi successivi, ha dato vita ad una realtà giovanile di centrosinistra, che hanno deciso di chiamare Progresso Fabraterno, con cui ormai da due anni portiano avanti battaglie politiche a favore della nostra città ed eventi di interesse culturale. Recentemente si è iscritto anche all’associazione culturale Cultores Artium, che organizza visite guidate nel Castello dei Conti di Ceccano e altre iniziative di carattere culturale. Cerco quindi di mettere le sue passioni – la storia e la politica – al servizio della sua città.
Per quanto riguarda i suoi obiettivi futuri ha iniziato il corso magistrale di Filologia Moderna e dopo la laurea punta a diventare insegnante. Altri obiettivi sono un eventuale seconda laurea magistrale in Storia e non esclude di intraprendere un percorso per diventare docente universitario. Inoltre, l’affascina anche il mondo del giornalismo e gli piacerebbe scrivere una saga letteraria fantasy.

 

 

 

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