PapaFrancesco e giovani min

LE EVOLUZIONI DEL PENSIERO

Il Dio dei credenti non più è ostacolo alla collaborazione tra “sinistra marxista e cristiani cattolici democratici”

di Donato Galeone
PapaFrancesco e giovani minLe giornate elettorali scarsamente partecipate – con il voto nominativo per i Sindaci amministratori delle comunità locali svolte tra il 26-27 giugno – hanno dimensionato e altrettanto scarsamente rilevato che – martedì 28 giugno 2022 – in Roma si è svolta altra importante “dialogante tappa politica e sociale solidale” approfondita, non solo storicamente, tra il messaggio sociale culturale cristiano e quello della sinistra europea (documento presentato presso la Sala Cristallo – Hotel Nazionale – in Piazza Montecitorio a Roma).

La precedente tappa si è svolta nell’oasi marina di Cadice a fine agosto 2021 – su invito di Papa Francesco lanciato nel 2014 tra “esponenti del mondo cattolico e del socialismo” e, in particolare della sinistra europea, dopo l’incontro avuto con due politici : il greco Alexis Tsipras e l’austriaco comunista Walter Baier – incoraggiati dal Vescovo di Roma – per un dialogo trasversale tra “persone di buona volontà” e al di là delle barriere ideologiche ed egemoniche che – per il prete gesuita italo argentino Bergoglio – “non sono mai salutari”.

Nell’ultimo incontro dialogante di fine agosto 2021 a Cadice – esemplificando e sintetizzando – sul concetto di “solidarietà” tra cristiani e marxisti, si sa, che viene applicato e capito liberamente dalle proprie culture e cioè, per i cristiani cattolici democratici, con il distinguo tra “fraternità e solidarietà” si afferma una reciprocità che non è essenziale per la “solidarietà” ma è essenziale per la “fraternità” (Fratelli Tutti).
Così come è essenziale riconoscere il “passato antagonista tra marxismo e cristianesimo” che volendo partire da non molto lontano – già dagli 1976 e 1977 con le lettere/risposte tra il Vescovo cattolico di Ivrea Bettazzi e il comunista Berlinguer – si scoprono sorprendenti affinità anche nel secondo decennio del 2000, con l’invito del 2014 di Papa Francesco, a volere coltivare una coltura universale che è “la cultura dell’incontro dialogante tra le persone” su punti di convergenza e obbiettivi condivisi tra cui: una economia della vita che non uccide; una comunità di cura della natura anche per la salute; una politica di trasformazione solidale; un mondo plurale in cui ci sia spazio per molti mondi e dignità di ogni persona; un mondo ricco di diritti umani e del lavoro, universali, sia per la vita che in nome della pace tra i popoli.
E il confronto non si ferma – legato sempre all’invito di Papa Francesco – tra esponenti del “mondo cattolico” e del variegato mondo del socialismo, in particolare, della “sinistra europea”.

Due mondi oltre che antagonisti sulla scena politica degli ultimi duecento anni sono, ancora, lontani dalle urgenti “questioni di vita sociale” mentre la sopravvivenza della umanità e il futuro della terra richiedono un “autentico dialogo e azioni necessarie” a tutte le forze sociali e politiche di buona volontà.
Si osserva e si dice, anche, che la ideologia liberale e quella socialista hanno perso – negli ultimi decenni – le loro connotazioni, tanto il socialismo sempre più convinto della “democrazia in libertà e fondato su uno Stato di diritto” quanto il liberismo, forse auto correggendosi, garantirebbe i “diritti sociali”.

Penso anch’io che si tratta di “ricostruire una fraternità umana comunitaria” in un clima di rispetto reciproco e lavorare sulle urgenti “questioni sociali comuni” che aiutino a progredire e approfondire ulteriormente “tematiche comuni” locali e territoriali – non solo laziali – ma nella dimensione europea e mondiale.
E’ stato detto e scritto che “possiamo e dobbiamo indignarci” – insieme – sul fatto che miliardi di persone non hanno accesso alle primarie necessità basilari per vivere una vita auto determinata; che le crisi economiche, le crisi pandemiche e le distruzioni con le guerre – affliggono – sia milioni di vite umane e privano altri milioni di persone delle proprie case, mentre la distruzione della biodiversità della vita sulla terra e le condizioni climatiche procedono a grande velocità e ritmo sfrenante.

Condividendo insieme la “indignazione” dovremmo rilevare e constatare – subito e coerentemente – un bisogno e un desiderio esistenziale di “trasformazione delle relazioni tra gli esseri umani” mirate a creare e avviare le complesse condizioni tra generazioni per favorire una grande trasformazione della vita di tutti in “libertà , uguaglianza e solidarietà“.
Essenziale è il collegamento con le associazioni e la condivisione con i movimenti popolari ecologici – estendendo il dialogo tra la cultura cristiana e socialista – con l’obiettivo di contribuire, insieme, alla avviata “trasformazione sociale epocale” e sul ”come” salvaguardare il valore della vita in un “economia che non deve uccidere” con la esclusione dal lavoro e la crescita delle disuguaglianze tra le persone.

E’ il messaggio di Papa Francesco – tendente a unirci – nella consapevolezza che sono le relazioni economiche, politiche, culturali nazionali e internazionali a “generare energie e tendenze distributive” e che negli ultimi decenni sembra che una sorta di terreno comune si sia aperto tra le due tradizioni culturali – cristiana e socialista di sinistra europea – con la opzione “preferenziale sociale” verso i più deboli e le povertà crescenti, nella convinzione che “nessuno può essere veramente libero se i più svantaggiati, tra noi, non sono liberi”.

Per sostenere queste condivisibili tendenze è necessario – da subito e insieme – il dire “NO”
1 – allo sfruttamento e alla distruzione del nostro più importante patrimonio comune che è la natura e la terra;
2 – a una politica che crea odio e a una economia solo profittevole e prevalentemente consumistica che distrugge sia la dignità del lavoro che il patrimonio culturale della umanità.

Sono i “due NO” che, coerentemente gestite, mirano a raggiungere una “rottura” con tutte quelle condizioni che producono disuguaglianze umane e sociali e favorire, gradualmente, la creazione di una equilibrata economia di sviluppo e diritto al lavoro contrattato e partecipato nel contesto culturale di “una società democratica del vivere liberi in solidarietà”.
A conclusione dell’incontro dialogante del 28 giugno a Roma il Dio dei credenti – si legge dai documenti – non sembra più essere un ostacolo per la collaborazione tra “sinistra marxista e cristiani cattolici democratici” e il raggiungimento del principio operante di “fraternità” non più nel segno soprannaturale ma di una cultura del cambiamento, segue gli “impulsi profetici e il dialogo” (testo del Concilio Vaticano II richiamato nella Enciclica Gaudium Spes).
L’opzione preferenziale verso le persone svantaggiate e le povertà – certamente più in linea con le rivendicazioni della sinistra per la “liberazione degli oppressi e degli esclusi” – verso un mondo più giusto e solidale per tutti.

Osservo e condivido che – come ripete Papa Francesco – avviando e iniziando un dialogo anche in Ciociaria e nel Lazio non ci si deve aspettare di essere d’accordo su tutte le “questioni sociali del lavoro e oltre“ perché nessuno di noi ha il monopolio della verità.

E, quindi, nel processo di costruzione della “fraternità solidale“ – sia con l’attenzione reciproca che con l’assunzione di responsabilità – “si scoprono elementi di etica trasversale trasformatrice” di un mondo possibile bipolare unitario ricco di beni comuni da costruire, insieme, fondato su una economia di vita comunitaria nella dignità delle persone.

Roma, 5 luglio 2022

 

 

 

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