VIDEO. UCRAINA
Costruire un compromesso fra i belligeranti per fermare la guerra
di Ignazio Mazzoli
Lunedì 11 aprile 2022, UNOeTRE.it ha svolto una diretta online sulla guerra Russia vs Ucraina. Protagonisti dell’incontro:
– Stefano Rizzo, americanista che ha insegnato relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, Giornalista e romanziere;
– Alexander Höbel, docente a contratto dell’Università di Napoli Federico II, Presidente di Futura Umanità (associazione per la storia e la memoria del PCI) e collaboratore della Fondazione Gramsci.
– I colleghi della nostra redazione Valentino Bettinelli, Ina Camilli, Angelino Loffredi, Ermisio Mazzocchi (che però ha avuto problemi di connessione e lo hanno penalizzato escludendolo dal confronto), il sottoscritto.
Ci siamo chiesti:
Dopo 46 giorni a che punto siamo di questa guerra d’aggressione della Russia all’Ucraina, senza dimenticare che il conflitto ha una lunga storia ben prima del 24 febbraio? Oggi il colpevole è uno, ma non ci sono innocenti.
È possibile dare un piccolo contributo ad una informazione meno ingessata e non etero diretta? Il Prof. Angelo D’Orsi, dell’Università di Torino allievo di Norberto Bobbio, che ha raccomandato di liberarsi del pensiero unico, proprio mentre annunciava l’addio al quotidiano La Stampa affermava: “Avete toccato il fondo della disonestà giornalistica”.
Per alcune emittenti televisive, come La 7, l’impegno informativo si sviluppa per circa 9 ore al giorno senza contare i talk show canonici, quelli fissi serali.
Cosa giustifica una informazione così incalzante, troppo simile a quella della lotta al covid 19? E’ una comunicazione che innesca un forte carica emotiva. Che si regge solo su foto e cronache drammatiche di morti e distruzioni. C’è un aggredito e, quindi, un aggressore, contro il quale applicare sanzioni economiche; dare solidarietà e armi all’aggredito con ostinato convincimento che dovrebbe essere la regola per tutti. Cosa ci dobbiamo aspettare? Che tutti si individui lo stesso nemico nel pianeta e ci si prepari alla guerra?
Questa campagna emozionale non lascia spazio alla riflessione per capire come fermare le armi, come fermare le morti e le distruzioni, come non entrare in una spirale di crisi economiche che ricadono senza pietà sui più indifesi.
Lo scrittore Erri De Luca dice che oggi tutte le guerre sono criminali perché non si tratta di uno scontro fra eserciti, ma si aggrediscono città e cittadini. Tecnica definita terra bruciata.
E’ una presa d’atto che non lascia via di scelta:
Oggi occorre saper costruire un compromesso fra i belligeranti per fermare la guerra, magari con l’UE protagonista. Subito. Perché più passa il tempo e più diventerà difficile. Non debbono esserci né vincitori né vinti. L’uso delle armi prolunga solo le sofferenze
Siamo di fronte ad un escalation. Jens Stoltenberg ha affermato qualche giorno addietro: «quella che abbiamo di fronte ora è una nuova realtà, una nuova normalità per la sicurezza europea». Qual è la normalità, la Nato che è arrivata ai confini della Russia senza neppure concordarlo con L’Unione Europea? E, ha continuato – «Per questo è stato chiesto ai comandanti militari di fornire opzioni per un adattamento a lungo termine della Nato». L’Italia ha intanto raddoppiato da 4 a 8 i suoi F35 già schierati a turno in Romania e nelle nazioni baltiche per il controllo dei cieli. Poi, poco meno di 1.400 militari d’elite (incursori Comsubin, lagunari e parà) sono a disposizione per le basi Nato in Ungheria e Romania e c’è una disponibilità almeno a raddoppiare questi numeri.
Questo è il pensiero corrente, detto anche “repertorio mainstream”, esso può resistere e creare timkidezze di argomentazioni perché si regge soprattutto sulle emozioni e poco sul ragionamento. Faccio un esempio: dire che in questa guerra c’è un prima di cui non parlare e un dopo sul quale concentrarsi per sostenere solo le ragioni di cui è portatore Zelenski. Così si fa un torto alla logica per la quale il prima è sempre la causa che genera il dopo. Mai come in questo momento emozioni e ragione non danno risposte uguali.
“La guerra si sta mangiando pensieri, parole, simboli. E comunque vada a finire, ammesso e non concesso che non scompariamo tutti nel fuoco nucleare, ci aspetta una regressione ‘primordialista’ ”. A parte le esagerazioni di questa fase, cerchiamo di non farci obnubilare l’intelligenza e la razionalità, fermo restando che questa guerra è sbagliata per i modi e per i tempi di svolgimento. E, questa è la prima, grande colpa di Putin. Oltre al fatto che oggi una guerra è, comunque, sempre sbagliata.
Facciamo solo qualche considerazione che le letture di questi giorni suggeriscono.
Uno – Gli Stati Uniti continuano a spingere Mosca verso Pechino, l’Italia, spaesata, segue Berlino e Parigi senza prendere iniziativa. L’UE non ha una linea di politica estera, non ha una linea di difesa, ma ci si prepara a creare un esercito europeo. Scelta opportuna, ma senza presupposti, appunto. E però nel frattempo la Nato chiede ai singoli Paesi di aumentare le spese militari. Su 26 di essi solo dieci sono disponibili e fra questi l’Italia che non dovrebbe proprio pensarci visti i suoi conti che per questa spesa dovranno veder sparire fondi dalla sanità e dalla scuola, prima di tutto. Non solo, ma può verificarsi una stuazione paradossale: se si sommano tutte le previsioni a bilancio, di questi singoli paesi per il potenziale bellico, si avranno costi ben superiori a quelli del futuro esercito unitario dell’Unione eurpea e ben più alti di altri Stati, ad esempio della stessa Russia senza, però, avere una visione unitaria di come utilizzare razionalmente questi armamenti per difendersi. Una condizione, inotre, che promuove solo nazionalismi. Davvero uno straordinario paradosso! E ancora poi, diciamola tutta, esercito europeo si? Sì, ma senza Nato, come giustamente dice il generale Fabio Mini.
Due – L’esito di questo terremoto storico sarà duplice, ha precisato Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes: da una parte avremo “un’Europa più o meno americana spinta fin quasi alle porte di Mosca”, dall’altra “una Russia nell’orbita cinese”. E aggiunge un’opinione emblematica: “In termini economici e di pace sociale i perdenti di questa guerra, ben dopo i russi, saremo noi europei”. E mentre Francia e Germania si interrogano sul da farsi, “l’Italia spaesata segue zoppicando fra Berlino e Parigi”.
Tre – La “DOMANDA”: E’ un nuovo ordine mondiale l’obiettivo? verifichiamolo, allora, trattando e non sfidandoci con bombe e missili.
E’ da qui che è nata la nostra dicussione in diretta video, per proviamo a capire come mai ancora non si riesce ad arrivare al cessate il fuoco e arendere inevitabile l’allargamento del conflitto?
La registrazione della video conversazione
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