Come si manifestano i bisogni di unità sociale e politica. Ascoltarli, capirli, ricondurli a incontrarsi
di Donato Galeone – “E’ ora di un percorso democratico di riunificazione plurale” leggo in un documento approvato il 23 maggio scorso dalla formazione politica ARTICOLO UNO e diffuso in forma di “lettera” il 7 luglio 2020.
Il riferimento è all’area politica e culturale composta dal “partito democratico” e da tutte le forze che a “sinistra e nell’ambientalismo” condividono l’ambizione di governare questa straordinaria fase di cambiamento e da larghi strati dell’associazionismo laico e cattolico, del civismo e della cultura che si sono mobilitati in questi anni per la giustizia e per i diritti.
E in quella lettera è sottolineato e marcato chiaramente che è necessario ed utile chiarire il ruolo del Partito Democratico “dissolvendo l’alone di ambiguità” oltre a definire le “modalità del percorso democratico” di riunificazione plurale.
A me pare che la “sottolineatura sull’alone di ambiguità” verso un partito, evidenziata in quella lettera, peraltro, condivisa anche da fuoriusciti – volutamente – dal Partito Democratico, non favorisce, nella chiarezza voluta quell’annunciato “percorso democratico”. Neppure supera quell’alone di ambiguità irriguardosa, quali parole lanciate al vento e non, invece, mirati verso comportamenti, verificati, nei fatti politici e pratici possibili nelle azioni di un partito di cittadini o di un sindacato di lavoratori che sono essenziali “corpi intermedi politici e sociali” di una società democratica.
Sul percorso democratico plurale e la politica democratica
Quante e tante persone, cittadini e lavoratori, hanno volontariamente costituito associazioni politiche e sindacali, di scopi comunitari e culturali con l’informazione locale a dimensione globale, tutte aggregazioni, mirate ai “cambiamenti immediati e futuri” mediante confronto aperto nel contesto della politica democratica.
In una società democratica la politica non deve avere, necessariamente, la finalità del potere quale fine ultimo. La “scelta dei fini” tra le persone sia sulla concezione della vita che del mondo, nella molteplicità e diversità delle idee, costituisce l’irrinunciabile confronto verso risultati di convivenza comunitaria.
Oggi il percorso politico democratico, rispetto al secolo scorso, tende a superare le tre tradizionali concezioni – quella cristiana, liberale e socialista – con le rispettive loro identità di partito. Tutto ciò avviene perché la società, nel terzo millennio, continua a crescere diversamente sia in culture che nelle idee e, conseguentemente, le identità sono molteplici e complesse nel relazionarsi, con il lavoro e nei consumi, non certamente nella“identificazione nazionalistica conservatrice”ma sul percorso democratico plurale nei territori e per una politica democratica.
Le tradizionali caratteristiche tra centri metropolitani e periferie con le province e loro aree interne, nella dimensione regionale, si presenteranno sempre più differenziate e interconnesse con legami spontanei di “comunità territoriale” quale potenziale protagonista dello “sviluppo locale multiculturale”.
Così come per la “salvaguardia ambientale e gli inquinamenti” la società del XXI secolo deve e dovrà affrontare la “crisi ecologia” che investe tanto il nostro Paese quanto il pianeta Terra. Urge sviluppare un rapporto continuo tra scienza, tecnologia ed economia mediante progettati interventi di risanamento territoriale e di bonifica locale.
Sul percorso laico non egemonico plurale per la politica democratica
Il “confronto laico libero” – da sviluppare tra le diverse appartenenze alle culture politiche e sociali dignitose delle rispettive identità sia ideologiche che confessionali – può superare il cosiddetto antidoto alle “identità armate” che – anche mio avviso – era ed è questo confronto che caratterizza il “compito di una politica democratica”.
Sottoscrivevo ieri 2017 e sottoscrivo oggi che la libertà laica del “confronto sui contenuti economici sociali del lavoro ed umane delle persone” – non ideologica o confessionale – favorisce ad orientare sia le appartenenze che le identità ed apre verso il superamento delle proprie chiusure e intransigenze con reciproca comprensione e cooperazione, abbattendo pregiudizi ed eventuali rendite personali di posizioni politiche, oltre a smascherare possibili conformismi o tattiche menzognere. Permette, innanzitutto, di fare emergere la “libertà e la sincerità” contenendo sia le paure che l’incertezza, quanto i disagi, stimolando coraggio e intraprendenza.
Sinistra o centro sinistra e destra o centrodestra del futuro
Il percorso democratico plurale di riunificazione dovrebbe differenziarsi con le proprie scelte e azioni solidali verso i cambiamenti epocali del futuro, col ripudio della conservazione, degli egoismi e aprendo al diverso, con l’occhio attento alla inclusione sociale. Promuovendo percorsi di vitalità sociale ed economica delle persone con la lotta per il lavoro e le pari opportunità, mirate a soddisfare al meglio i nuovi bisogni attesi dalle comunità.
La politica democratica ha bisogno di una leva adeguata di politici
Anche il percorso democratico di riunificazione plurale deve e dovrà – mediante una leva di politici giovani e meno giovani – acquisire abilità e competenze multifunzionali, essenzialmente, nell’ambito del diritto pubblico in evoluzione, avendo capacità di ascolto, mediazione e sintesi propositive, recependo dal basso le domande sociali dei cittadini e dei lavoratori con i loro sindacati.
Penso e ritengo, quindi, che una politica democratica nella riunificazione plurale di partito democratico aperto debba – chiaramente – avere capacità statutaria e pratica di auto riformarsi, consapevolmente, anche nella dirigenza eletta volta volta ad ogni livello, considerando che è incaricata a rendere un “servizio ai cittadini e alle comunità”.
L’articolo citato da Donato Galeone è possibile scaricarlo da link che segue
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