emanuele morganti 350 260di Antonella Necci (video) – Salviamoci dai luoghi comuni. Evitiamo di dire “basta con la violenza dilagante che l’attuale società sembra quotidianamente fomentare”.
La falsità e fatuità che echeggiano in questi pontificanti moralismi risulta insopportabile.
Emanuele Morganti era un ragazzo di vent’anni che ha pagato con la vita un errore stupido: scambiare la propria bibita per quella di un altro. Poi, magari, a questo stupido errore si sarà aggiunto il mancontento di quell’altro che si è visto soffiare da sotto il naso l’ennesima bevanda da ingurgitare dopo chissà quante altre. Alticcio, drogato, sballato alla ricerca di rivalsa, di un presunto colpevole su cui scaricare la propria frustrazione, convinto che Emanuele avesse tutto più di lui.
Il quadro che ne esce fuori non è lo scenario di una provincia priva sia di lavoro che di valori.
No. Questa provincia è come tutte le province del mondo, e leggere di ciò che è assurdamente accaduto, mi ha fatto tornare in mente una eguale scena di THIS IS ENGLAND, un film drammatico del 2006 di Shane Meadows, sulle condizioni dei giovani in un’Inghilterra degli anni ottanta, dopo la guerra delle Faulkland.
Disagio, bande di giovani senza un lavoro e con tanta voglia di rivalsa, e famiglie di immigrati che cercano, faticosamente di mantenere le proprie tradizioni culturali, anche nel paese nuovo che le ha accolte. Un contrasto di culture diverse e mai amalgamate, nemmeno dopo più di quarant’anni.

L’obbligo di riflettere

Dovrebbe indurre ad una riflessione, guardare un film di questo genere (come American History, del resto): che non esiste nessuna comunione tra popoli. Che non esiste globalizzazione, se non nella superficie degli stereotipi. Che Nord e Sud e Centro e Est e Ovest, sono pianeti, a volte galassie, di un universo immenso fatto di pensieri, cultura popolare, aggressività repressa, droga che uccide il cervello, paura del futuro, ansia di non riuscire a “sfondare”, di essere considerato “sfigato” perchè inadeguato, e solitudine. Morale, materiale, fisica. Solitudine fatta di Facebook, messaggini di Whatsapp, e chissà quanti altri network di incontri, amicizie,erotici valori che si credono trasgressivi.
In questa, come in tutte le altre province, ad Alatri come nel resto del pianeta Terra, la mente degli esseri umani gira allo stesso modo, ricerca le stesse compensazioni, elabora le medesime frustrazioni. Fatti di questo genere sono accaduti, accadono, accadranno ancora. Ci sarà sempre chi, per vicinanza geografica, si chiederà il perchè, per poi dimenticare. Ci sarà sempre chi, per lontananza geografica, ascolterà distrattamente la notizia, ringraziando per l’ennesima volta che simili fatti non siano accaduti nella propria città, nel proprio paese, nella propria famiglia. E andremo avanti, ignorando che è proprio il chiudere gli occhi, il tapparsi il naso, il cercare stereotipi, il rifugiarsi nella religione, nel social network,nella sicurezza del proprio piccolo mondo che fa la differenza.

Che cosa non hanno fatto quelli che hanno visto?

La società ha le sue regole. Chi sbaglia, paga. E la richiesta di maggiore protezione da parte delle forze dell’ordine sembra il giusto mezzo proprio per salvaguardare questa piccola libertà di cui godiamo.
Un altro stereotipo.
Nessuno può badare alla nostra libertà se non noi stessi.
Mettersi nelle mani di chi si presume ci possa difendere, è come affidarsi a chi ci metterà una catena al collo dettando le regole del nostro vivere.
L’essere umano deve tornare a ragionare. Deve abbandonare tutta quella nebulosa patina di convenzioni e falsità che ci sono date dal vivere nelle società cosiddette “civili”, ma soprattutto si deve ricordare che voltarsi, girando la testa per non vedere, favorisce il rafforzamento di chi ci vuole coercizzare, riducendoci servili, quel tanto che basta per i loro comodi.
Egemonia o dittatura il passo è breve. Accettare la forza con il presunto uso dell’intelligenza o accettarla con lo schiacciante potere della sopraffazione?
Che avreste fatto al posto di Emanuele?
Che cosa non hanno fatto quelli che hanno visto?
Che cosa non faranno gli altri per salvarci da fatti del genere?
Chiedetevi questo. E basta.

 

La risposta di Alatri in un video

 
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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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