Particolare della Cassetta di Veroli 390-260

Ifigenia

(Un vento fresco sale fino su le mura antiche e la costellazione del Cigno è ben visibile. Ifigenia si alza e s’inoltra scendendo tra gli stretti vicoli del paese fino giù al porto)

Ifigenia: Una mattina presto come sempre, mio padre e gli altri pescatori, si apprestavano a salire sui pescherecci, per la grande pesca della stagione. Si percepiva nell’aria che qualcosa non andava. Le barche, infatti, non si misero in moto. Tutti pensarono a uno scherzo, poi incominciarono a insospettirsi. Dopo pochi minuti mio padre ricevette un messaggio da parte di Calcate ricordandogli l’offesa che aveva recato da Artemide. Le barche erano state sabotate da lei e il ricatto fu il seguente: tempo due giorni o mio padre mi consegnava ad Artemide, o le barche del porto avrebbero fatto una brutta fine; i pescatori sarebbero rimasti senza un lavoro.
Non dimenticherò mai l’espressione di mio padre nel rincasare. Si sedette davanti alla finestra e fissando il porto, ci raccontò tutto. Per due giorni nella mia famiglia regnò la disperazione.

(Ifigenia prosegue con fermezza)

Pensai che l’unica soluzione fosse di sacrificarmi. Solo così i pescatori e mio padre potevano ritornare al loro lavoro. Forse scusando mio padre Artemide avrebbe capito. All’alba mi consegnai. Calcate mi venne a prendere. Lungo il tragitto mi bendò: ebbi paura di incontrare Artemide. Svanì trovandomela di fronte, di colpo mi sentii forte e determinata. Calcate mi fece inginocchiare tirandomi i capelli, intimandomi che li avrebbe tagliati. Continuava a dire che Agamennone non avrebbe dovuto offendere la sua padrona. Le mie suppliche di perdono non valsero a niente. Mi rapirono e mi tennero con loro con la forza. Artemide aveva bisogno di nuove leve, m’insegnò a maneggiare ogni tipo di armi. La mia consolazione fu, che sacrificandomi i pescherecci di mio padre ritornarono in mare a pescare come aveva promesso. Nonostante tutto, non abbracciai mai i suoi metodi selvaggi.

Di Loredana Ferri

Scrittrice di racconti. Di Ivrea, collabora con UNOeTRE.it dall'anno 2013. Di sè dice: Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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