LFerri Gatta 225

L'orafo sviene dopo aver urtato la testaQuando si riprese si accorse che le tartarughe erano sparite e disperato cominció a cercarle. Alla fine scoraggiato non gli restó che pregare la dea Lakshmi, dea dell’abbondanza e della fortuna. In ogni casa e bottega vengono accesi dei lumini per favorirvi l’ingresso.
Pregando disse: «Dea Lakshmi, fammi trovare le tartarughe di smeraldo. Io ti prometto che a ottobre, mese della tua festa, ti porterò un diamante.» Una voce all’improvviso echeggiò: «va nello stagno dietro casa tua li, le troverai». Così fece: corse verso lo stagno e con stupore trovò due tartarughe che vi nuotavano.
Disperato si portó le mani sulla testa e disse: «Dea Lakshmi, queste tartarugne sono vere! Dove sono quelle che ho fatto io con gli smeraldi del maharaja?» Poco dopo udì la voce della dea che gli rispose: «vedrai: nel momento in cui il maharaja le appunterà sul suo turbante, si trasformerannoL'orafo e le tartarughe ... vive di nuovo in due meravigliosi smeraldi».
Arrivò il giorno delle nozze, e l’orafo si diresse alla reggia con una piccola scatola con dentro custodite le tartarughe ancora vive. Entrando a palazzo le venne incontro di persona il maharaja con in mano il turbante. «Su presto, cosa aspettate ad appuntarmi gli smeraldi sul turbante?» All’orafo cominciarono a tremarle le mani. Aprendo la scatolina vide che le tartarughe erano ancora vive e così pensò di dire al maharaja, di chiudere gli occhi fin quando la spilla non era appuntata sul turbante. Il maharaja chiuse gli occhi e l’orafo appoggiò le tartarughe sul turbante, attese un po’ pregando ancora la dea Laksmi e magicamente le tartarughe si trasformarono in due splendidi smeraldi. «Puó aprire gli occhi maharaja!» disse l’orafo soddisfatto.

Di Loredana Ferri

Scrittrice di racconti. Di Ivrea, collabora con UNOeTRE.it dall'anno 2013. Di sè dice: Mi chiamo Loredana Ferri: classe 1963. Ho frequentato studi artistici. Come spesso accade nella vita ci si ritrova a intraprendere altre strade, mai rimpiante o rinnegate. Dal 1983 al 1996 ho lavorato all’Olivetti. Dopo l’esperienza olivettiana sono ritornata alla mia più grande passione: la pittura a olio, spaziando anche su altre forme d’arte. Da qualche anno anche la scrittura mi sta appassionando.

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