25aprile 350 260

25aprile 350 260di Daniela Mastracci“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.” (Piero Calamandrei)

 

Me lo riesco ad immaginare, ma soltanto un pochetto. La potenza della mia immaginazione non riesce a marcare le linee, a colorare i colori, ad accendere sorrisi che sicuramente brillavano sulle bocche delle donne e degli uomini che quel giorno, a fine giornata, e alla fine di centinaia di giornate, hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, hanno respirato, quella lenta agonia che li attanagliava era finita. Quel giorno si sono potuti chiamare Liberi, non c’era più oppressione, violenza, brutta e cieca e rozza occhiataccia a zittire, trattenere, bruciare l’anima. Non c’erano più ordini impartiti col terrore, a suon di botte, di arresti, carcere, fucilate, impiccagioni… quel giorno la Repubblica di Salò era sconfitta, il nazifascismo sconfitto, il terrore sconfitto. Quel giorno si poteva parlare, gridare, urlare tutto quel triste nodo che aveva serrato le bocche e le gole, una liberazione di fiato, di voce imprigionata dentro ai cuori, che però non battevano per altra ragione, se non per esplodere di libertà, ancora, finalmente. Come si può immaginare quei volti, quelle braccia alzate a dire Vittoria, a dire sono Libera/o? Qualche fotografia ci aiuta un po’, immagini ormai un po’ sbiadite, sfocate, dai contorni sbrindellati, smangiucchiati dal tempo. E mi fa tenerezza provare a toccare, con le mani della mente, quelle fotografie che solo nella mente stanno, in questo momento. Ma mi piacerebbe che le mani potessero toccare quei corpi sfigurati dalla fatica, e poi trasfigurati dalla felicità.

Una lunga inesauribile Notte, finisce

Un passaggio epocale. La fine del buio pesto e fitto che faceva di quell’Italia e di quell’Europa soltanto una lunga inesauribile Notte, come Eli Wiesel l’ha raccontata. UnaFesta della Liberazione notte eterna. Dello spirito e del corpo. La notte di un pensiero che aveva dovuto zittire se stesso. Che aveva dovuto fermare ciò che non si può fermare, perché il pensiero è, di per sé, movimento, flusso e riflusso, esso va e torna, viene e si allontana, percorre chilometri e chilometri di momenti che, quasi come un che di miracoloso, stanno però tutti là, fermi e racchiusi, dentro le nostre ragioni, la nostra mente. E racconta di sé a quell’altro strano caso di natura che è il cuore: mica solo un muscolo… Mi viene da sorridere a pensare al cuore, perché s’affanna così tanto e però sa amare così tanto .. E insomma tra ragione e cuore, dentro un uomo libero vive la più pura delle magie: un dialogo libero e ribelle per definizione, perché già tra loro due stentano a darsi ragione, figuriamoci con le ragioni e i cuori degli altri (???) sta lì il difficile! Saper trascendere sé e andare incontro all’altro, e viceversa. Ma con la dittatura non si può. Anche dentro di noi quel botta e risposta deve restare taciuto…fino a spegnersi del tutto e a mutare natura, diventando struttura molle e preformata dall’esterno: come delle marionette di argilla, plasmate a misura di un terribile plasmatore, e fatte asciugare al sole a indurirsi per bene, a sclerotizzare ogni fibra.
Quel giorno le donne e gli uomini hanno detto No ad ogni possibile marionetta. Sono diventati i protagonisti della loro vita. Ma non hanno dimenticato i Compagni, con cui per settimane, mesi, anni, avevano condiviso pezzetti di pane e di vita alla macchia, nascosti e nascondenti, dai cui cespugli spinosi e taglienti venivano fuori col cuore gonfio di coraggio, ma anche con tanta paura. Sapevano che potevano morire in ogni istante, ma non si sono tirati indietro. Esperienza che nessuno di noi, italiani di oggi, fa mai, nemmeno per un attimo, in questa nostra vita comoda, ma solo apparentemente libera. Credo che la liberta sia indissolubilmente legata alla sua opposta: solo se si avverte la mancanza della libertà allora ci si preoccupa della libertà. Come diceva Calamandrei la libertà è quella cosa che ti viene a mancare quando l’hai già persa, e non ti sei accorto che la stavi perdendo.

Attenti a noi, oggi

Noi non siamo messi diversamente. Noi oggi non ci stiamo accorgendo di essere di nuovo marionette di un sistema che ci ha inquadrati e organizzati a suo uso e consumo.
Ma non ci accorgiamo nemmeno che intorno a noi, fuori, ma anche dentro questa nostra Italia, ancora troppo piccola, troppo poco matura, perché s’è sentita forte anagraficamente, s’è sentita adulta senza essere passata per l’interiorizzazione della Resistenza, dell’esser partigiano, dell’essere un combattente per la libertà; in questa Italia, e fuori, si sta di nuovo consumando una deriva a destra fascista, razzista, xenofoba, violenta…cosa ci vuole per farci prendere coscienza? Ieri nella metro ho parlato di Marine Le Pen a mia figlia. Le ho raccontato, come si può raccontare ad una ragazzina, il rischio che Parigi, quella città che l’affascina e di cui adesso ha una tracolla con il disegno della Tour Eiffel, quella Parigi di cui studia la lingua a scuola, rischia di diventare uno Stato con una donna presidente fascista. Per lei che è nata nel 2004 cosa può essere arrivato davvero delle mie parole? Ecco: la famiglia, ma soprattutto la Scuola, la storia e l’Anpi e tutti gli antifascisti se lo ricordino: senza i nostri racconti, senza le parole, che pur con grande dolore ci si formano nella bocca, noi quelle parole le dobbiamo sempre dire. Quelle crepe le dobbiamo lasciare aperte, mai suturare, mai pulire questo sangue. Don’t clean up this blood. Perché la Libertà e i Diritti non sono irreversibili. Sono sempre in pericolo, sempre da custodire, da difendere, da ri-fondare ogni giorno. E per fare questo occorre consapevolezza, informazione, attenzione, sensibilità. Occorre che sappiamo guardarci intorno e dentro. Perché non c’è peggior fascista di chi dica “non mi riguarda, non sono fatti miei”. L’Italia mi riguarda. La Francia mi riguarda. La Turchia. La Russia. Gli Usa. La Cina e le due Coree. E tutti i Paesi del mondo dove i manovratori spietati giocano al Potere usando noi come pedine. E dove si consuma l’odio e la guerra invece che la Pace. Dove si è tornati a pensare che l’uomo forte al potere sia meglio della democrazia partecipata e della Libertà.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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