Anagni Palazzo della Ragione 350 260

Anagni Palazzo della Ragione 350 260di Valerio Ascenzi – Il manifestarsi della la necessità di un rimpasto di Giunta è spesso il segnale del bisogno, per una amministrazione di riequilibrare gli assetti.
L’amministrazione comunale di Anagni si appresta ad esaminare la possibilità di innesti in maggioranza, con adesioni addirittura al gruppo consigliare del Pd.
Sono sempre più forti le voci che vorrebbero Roberto Cicconi in Giunta, con tanto di adesione al gruppo Pd e al partito, in quota Scalia. Del resto la componente di riferimento a cui fa capo, ha già fatto il salto. Il primo è stato proprio Nazzareno Pilozzi. Della serie: la rottamazione passa nel riciclare i vecchi politici usciti dai DS perché non avevano “trovato” spazio nel Pd (Pilozzi), alla faccia di Mussi che aveva tracciato una strada su una linea ideologica ben definita. Una scelta (sempre Pilozzi) fatta e giustificata dell’adesione al Pse, ma nel momento in cui il Pd neanche culturalmente si avvicina alla sinistra, e il Pse ha subito una strana metamorfosi che si é manifestata con la crisi greca.
Pilozzi, uscito dai Ds, rientra nel Pd dalla finestra e a caduta chi sta sotto di lui nella scala gerarchica si adegua.

Se ciò fosse tutto confermato, arduo sarebbe dover dare una motivazione politica plausibile riguardo una scelta del genere. Per chi, sui territori, viene da un’area come quella dell’ormai vecchio socialismo europeo, dai DS, entrare in un partito completamente snaturato sia a livello di idee oltre che di ideologie, è un passo notevole, soprattutto se l’area di riferimento in cui si va a posizionare é quella degli ex democristiani. Come si giusticherebbe tutto ciò nei confronti degli elettori? Ma a livello locale, tutto può accadere e gli elettori sono capaci di digerire questo e altro, considerato che si son verificate anche strane alleanze con gruppi di destra e/o estrema destra.
Al compagno Cicconi ricordiamo che le scelte verranno sempre rispettate, ma non si può pretendere che vengano condivise. Voci vicine al consigliere di Sel, sono discordanti: alcuni smentiscono, ma molti altri si sono espressi anche duramente, sui social, dando per certo, da mesi, il passaggio del consigliere al Pd.
Il secondo nome è quello di Simone Pace, il più votato in Consiglio, proveniente dalle Giunte targate Noto – Fiorito. Pace fin dall’inizio fa pesare a Bassetta i voti che hanno permesso la sua elezione in Consiglio e anche l’elezione del sindaco. Ma stavolta, invece che ad un assessorato ambirebbe alla carica di vicesindaco. Così non dovrebbe rinunciare al seggio in Consiglio. Si vocifera però che l’amministrazione, per tale carica, subirebbe anche un pressing da ambienti esterni – che dovrebbero occuparsi di tutto fuorché di politica – con il fine di affidare l’incarico ad un altro consigliere, donna. Pare si tratti del consigliere Simona Pampanelli.

Queste ipotesi vedrebbero tutte l’ostracismo del gruppo la Rete dei Cittadini, rappresentato in Consiglio da Simone Ambrosetti. Esponenti, eminenti, di questo gruppo avrebbero tra l’altro già sottoscritto l’adesione al Pd, in occasione dell’iniziativa politica Think Dem, che pare però non aver garantito altri appuntamenti per coloro i quali sono alla costante ricerca di un luogo di confronto vero  in cui le idee si trasformino in proposte di innovazione da portare in consiglio comunale.
La necessità del rimpasto nascerebbe dall’avere una maggioranza più forte in caso di migrazioni da parte di qualche consigliere, che potrebbe spostarsi all’opposizione. In passato è accaduto, nel centrodestra, e alcuni di quelli che hanno effettuato il salto da una posizione all’altra stanno oggi in Consiglio con Bassetta, oppure hanno un ruolo non istituzionalmente riconosciuto e coordinano politicamente dietro le quinte (Sigh!).
Anche se si continua ad ostentare sicurezza all’esterno, o a far finta di non aver bisogno di consigli disinteressati su diversi temi, il fatto che si cerchino nuovi equilibri fa pensare ad una situazione diversa. Se la metà delle voci che circolano si accosta alla realtà, a nostro avviso la situazione è tutt’altro che tranquilla e mina l’immagine di solidità di una amministrazione come si è voluta comunicare all’esterno.

A vacillare è anche l’immagine di autorevolezza della figura del sindaco: aveva cercato solo ed esclusivamente dei tecnici per la Giunta, poi ha chiesto ai partiti e alle liste di fare dei nomi (sempre tecnici) alcuni dei quali sono ancora oggi alquanto discutibili (in quanto probabilmente sono più politici che tecnici in senso stretto). Già in quell’occasione si è persa la speranza in un Consiglio comunale sorretto da uomini di buon senso: avrebbero dovuto tutti fare un passo in dietro e permettere al Sindaco di scegliersi realmente, tutti, i propri assessori. Ma la logica non pare essere quella che mette al primo posto il bene della collettività, ma quella che mette al primo posto le velleità personali (non in tutti i casi) e poi il bene della comunità di Anagni.
A conti fatti le richieste di chi vorrebbe entrare in Giunta mettono l’amministrazione in una palese condizione di non coerenza. Salterebbe palesemente quindi la logica degli incarichi di natura tecnica: nel bene o nel male, i nomi che circolano, sono tutti nomi di esponenti politici.

 

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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