di Valerio Ascenzi – Il manifestarsi della la necessità di un rimpasto di Giunta è spesso il segnale del bisogno, per una amministrazione di riequilibrare gli assetti.
L’amministrazione comunale di Anagni si appresta ad esaminare la possibilità di innesti in maggioranza, con adesioni addirittura al gruppo consigliare del Pd.
Sono sempre più forti le voci che vorrebbero Roberto Cicconi in Giunta, con tanto di adesione al gruppo Pd e al partito, in quota Scalia. Del resto la componente di riferimento a cui fa capo, ha già fatto il salto. Il primo è stato proprio Nazzareno Pilozzi. Della serie: la rottamazione passa nel riciclare i vecchi politici usciti dai DS perché non avevano “trovato” spazio nel Pd (Pilozzi), alla faccia di Mussi che aveva tracciato una strada su una linea ideologica ben definita. Una scelta (sempre Pilozzi) fatta e giustificata dell’adesione al Pse, ma nel momento in cui il Pd neanche culturalmente si avvicina alla sinistra, e il Pse ha subito una strana metamorfosi che si é manifestata con la crisi greca.
Pilozzi, uscito dai Ds, rientra nel Pd dalla finestra e a caduta chi sta sotto di lui nella scala gerarchica si adegua.
Se ciò fosse tutto confermato, arduo sarebbe dover dare una motivazione politica plausibile riguardo una scelta del genere. Per chi, sui territori, viene da un’area come quella dell’ormai vecchio socialismo europeo, dai DS, entrare in un partito completamente snaturato sia a livello di idee oltre che di ideologie, è un passo notevole, soprattutto se l’area di riferimento in cui si va a posizionare é quella degli ex democristiani. Come si giusticherebbe tutto ciò nei confronti degli elettori? Ma a livello locale, tutto può accadere e gli elettori sono capaci di digerire questo e altro, considerato che si son verificate anche strane alleanze con gruppi di destra e/o estrema destra.
Al compagno Cicconi ricordiamo che le scelte verranno sempre rispettate, ma non si può pretendere che vengano condivise. Voci vicine al consigliere di Sel, sono discordanti: alcuni smentiscono, ma molti altri si sono espressi anche duramente, sui social, dando per certo, da mesi, il passaggio del consigliere al Pd.
Il secondo nome è quello di Simone Pace, il più votato in Consiglio, proveniente dalle Giunte targate Noto – Fiorito. Pace fin dall’inizio fa pesare a Bassetta i voti che hanno permesso la sua elezione in Consiglio e anche l’elezione del sindaco. Ma stavolta, invece che ad un assessorato ambirebbe alla carica di vicesindaco. Così non dovrebbe rinunciare al seggio in Consiglio. Si vocifera però che l’amministrazione, per tale carica, subirebbe anche un pressing da ambienti esterni – che dovrebbero occuparsi di tutto fuorché di politica – con il fine di affidare l’incarico ad un altro consigliere, donna. Pare si tratti del consigliere Simona Pampanelli.
Queste ipotesi vedrebbero tutte l’ostracismo del gruppo la Rete dei Cittadini, rappresentato in Consiglio da Simone Ambrosetti. Esponenti, eminenti, di questo gruppo avrebbero tra l’altro già sottoscritto l’adesione al Pd, in occasione dell’iniziativa politica Think Dem, che pare però non aver garantito altri appuntamenti per coloro i quali sono alla costante ricerca di un luogo di confronto vero in cui le idee si trasformino in proposte di innovazione da portare in consiglio comunale.
La necessità del rimpasto nascerebbe dall’avere una maggioranza più forte in caso di migrazioni da parte di qualche consigliere, che potrebbe spostarsi all’opposizione. In passato è accaduto, nel centrodestra, e alcuni di quelli che hanno effettuato il salto da una posizione all’altra stanno oggi in Consiglio con Bassetta, oppure hanno un ruolo non istituzionalmente riconosciuto e coordinano politicamente dietro le quinte (Sigh!).
Anche se si continua ad ostentare sicurezza all’esterno, o a far finta di non aver bisogno di consigli disinteressati su diversi temi, il fatto che si cerchino nuovi equilibri fa pensare ad una situazione diversa. Se la metà delle voci che circolano si accosta alla realtà, a nostro avviso la situazione è tutt’altro che tranquilla e mina l’immagine di solidità di una amministrazione come si è voluta comunicare all’esterno.
A vacillare è anche l’immagine di autorevolezza della figura del sindaco: aveva cercato solo ed esclusivamente dei tecnici per la Giunta, poi ha chiesto ai partiti e alle liste di fare dei nomi (sempre tecnici) alcuni dei quali sono ancora oggi alquanto discutibili (in quanto probabilmente sono più politici che tecnici in senso stretto). Già in quell’occasione si è persa la speranza in un Consiglio comunale sorretto da uomini di buon senso: avrebbero dovuto tutti fare un passo in dietro e permettere al Sindaco di scegliersi realmente, tutti, i propri assessori. Ma la logica non pare essere quella che mette al primo posto il bene della collettività, ma quella che mette al primo posto le velleità personali (non in tutti i casi) e poi il bene della comunità di Anagni.
A conti fatti le richieste di chi vorrebbe entrare in Giunta mettono l’amministrazione in una palese condizione di non coerenza. Salterebbe palesemente quindi la logica degli incarichi di natura tecnica: nel bene o nel male, i nomi che circolano, sono tutti nomi di esponenti politici.
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