di Ivano Alteri – Come si sarà notato dai nostri interventi, sopportiamo con sempre maggiore difficoltà le esternazioni dei politici in carriera. Potremmo addirittura aggiungere: nessuno escluso; se non sapessimo che una qualche eccezione, da qualche parte, deve pur esserci. Tempo fa ci siamo dati una specie di regola, utile, a nostro parere, a distinguere chi parla pro domo sua da chi parla politicamente, credendo in quel che dice. Bene, nel primo caso, a quel signore o a quella signora non scapperà una parola che non sia condivisibile dall’intero arco costituzionale, ricchi e poveri, vecchi e giovani, alti e bassi, calvi e riccioluti. Nel secondo, quel signore o quella signora diranno quel che pensano, piacendo a questo ma non a quello, rischiando così di alienarsi qualche consenso. In sostanza, e detto brutalmente: chi rischia di rimetterci qualcosa di suo è credibile (anche se non è detto che abbia ragione); chi può solo guadagnarci, no.
Ci è tornata in mente questa regoletta leggendo l’articolo di Alessandro Redirossi, dell’Inchiesta, pubblicato anche su unoetre.it, che riportava alcune dichiarazioni della consigliera regionale Daniela Bianchi, a proposito del suo recente ingresso nel Pd.
Prima dichiarazione, in risposta alla domanda se si riconosca nel Pd di Renzi o di Civati: “Io entro con la mia testa nel Pd, penso a un Pd che si confronta e in cui l’idea di innovazione che va portata avanti non conosce etichette. Non credo al Pd delle correnti, ma nel dialogo, nella ‘contaminazione'”. La signora non è né con Civati né con Renzi, poiché è una che usa la propria testa; chapeau. È anche per l’innovazione. Ma senza etichette, che le etichette non sono eleganti e fanno sembrare di parte. Peccato che Renzi e Civati siano portatori di due differenti, e opposte, idee di innovazione; dobbiamo dedurne che la signora ne abbia una sua propria: qual è? Immaginiamo che sia quella di un partito che si “contamini”: come? con chi? A Roma c’è stata una forte “contaminazione” del Pd; ma vogliamo credere che la signora non si riferisca a quella.
Seconda dichiarazione, a proposito delle posizioni più volte espresse da Francesco Barca sulla sua idea di partito: “Inizierò un giro dei circoli del Pd sul territorio, per confrontarmi con le persone guardandoci negli occhi… Il partito che immagino si confronta con i temi con competenze tecniche ma anche con la capacità di muovere i sentimenti attorno ai nostri valori”. Ma Barca non è l’organizzatore di tour nei circoli Pd; egli è il sostenitore di un partito strutturato, dove la partecipazione consista nell’esprimere la propria opinione e nel vederla contare, non nell’accogliere a bocca aperta il verbo dei professionisti politici in carriera, né tanto meno nel ricevere da essi lunghi brividi di commozione. I circoli, per Barca, non sono luoghi sentimentali, ma politici, dove i cittadini aderenti discutono e decidono; e l’uomo o la donna politici, per Barca, devono sapere che la decisione politica non è una mera decisione “tecnica”, operata da “competenti”, ma una scelta di valore, che compete a tutti i cittadini, anche quelli tecnicamente incompetenti. E se non è sufficiente che lo dica Barca, potrebbe essere utile una ripassatina alla Costituzione, per lo meno nella parte in cui descrive la funzione dei partiti. Allora, cosa ne pensa la signora Bianchi?
Terza dichiarazione, quella più pugnace, in risposta alla domanda se ella riuscirà a mantenere la propria autonomia dentro il Pd: “Mi terrò stretta la mia autonomia, la rivendicherò e non mi farò condizionare”. Ma come: vorrebbe un partito che si lasci contaminare, e lei non vuole essere contaminata? Ma un partito, non è quel luogo dove si decide a maggioranza e, una volta deciso, tutti rispettano la decisione? E allora: in che senso, e in che modo, la signora si terrà stretta la propria irrinunciabile autonomia? E se la terrà stretta anche se dovesse costarle una qualche candidatura qua e là? In cosa consisterà, insomma, la sua autonomia? Non si sa.
Non sta con Renzi, e non dà dispiacere ai non renziani; ma neanche con Civati, e ai renziani questo piace assai; neanche con Barca, però fa un bel giro nei circoli a dispensare emozioni e promuovere sé; vuole un partito che si contamini, ma resterà autonomamente incontaminata. Un bel piglio, da persona tosta. Ma cosa pensa la neo piddina Bianchi del partito “gassoso” di Renzi e di quello strutturato di Barca? Cosa pensa delle scelte di Renzi e Civati e Barca e Cuperlo sul lavoro? Cosa, della partecipazione, da protagonisti, dei cittadini nella vita politica? Perché, insomma, è entrata nel Pd? Dopo una lunga conferenza stampa, non lo sappiamo ancora. Però, se non avessimo quella regoletta, potremmo anche noi darle il nostro consenso.
Frosinone 1 febbraio 2015
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