COMMENTI
Nessuna formazione politica da sola può raggiungere risultati di equità e giustizia sociale
di Ignazio Mazzoli
Circostanze di fatto, non prevedibili ma ineludibili. Il risultato del voto del 25 settembre che sanziona la vittoria della destra più conservatrice e reazionaria, una grave penalizzazione dei consensi a sinistra, il congresso straordinario del PD e la sua vicinanza il voto regionale in Lombardia e nel Lazio, dove ci riguarda in particolar modo.
In questa cornice cosa abbiamo visto? Un grande dinamismo autopromozionale della Presidente del Consiglio, una serie di “bandierine” della destra via via smentite o corrette (decreto Rav, dichiarazioni incaute ed inopportune del Ministro Nordio tali da impedire un corretto apprezzamento e valutazione della cattura del boss dei boss Matteo Messina Denaro) e l’assordante silenzio della mancanza d’iniziativa della sinistra e del centrosinistra (se non l’accodamento acritico agli USA in fatto di guerra o pace).
Il silenzio più grave e preoccupane riguarda la mancanza di ogni esame critico dei gruppi dirigenti nazionali dell’area progressista alla ricerca delle cause del risultato elettorale. La convocazione del congresso straordinario non sembra aver assolto a questo compito, fino ad ora, tranne qualche accennata dichiarazione di singoli rappresentanti, avendo privilegiato la scelta elettorale di un nuovo segretario senza una discussione preliminare sulle ragioni d’esser del PD e sulla sua identità. Intanto la storia cammina…nella confusione dei messaggi e dei comportamenti.
Per quanto riguarda il nostro paese, la responsabilità è certamente del Pd. Non si tratta qui di enunciare i suoi errori, ma di cogliere una sua caratteristica che ci pare sia causa di scelte e comportamenti. Dalla sua fondazione si pose l’obiettivo della costruzione di un partito a vocazione maggioritaria che aveva nel governare la sola dimensione rilevante, di fatto rinunciando all’orizzonte della trasformazione. «La fine della guerra fredda ha coinciso, nei fatti, per il Pd, con la fine dell’ambizione di cambiare lo stato delle cose presenti. Il Pd non ha rappresentato, dunque, neppure alla sua nascita, una innovazione. Ha costituito invece il momento culminante di un processo che ha portato gli eredi del Pci e del popolarismo cattolico ad adeguarsi alla vittoriosa ideologia liberista del mercato quale unico regolatore della vita delle società e delle persone.» (Giulia Rodano)
La necessità, sentita da tanti e tante provenienti dai grandi partiti della Prima Repubblica di costruire una nuova unitaria e plurale formazione di sinistra, non solo non è stata assunta, ma è stata addirittura negata dal Pd.
Quello che ha caratterizzato i gruppi dirigenti è stata la continua e progressiva messa in discussione, sotto l’ombrello della carta dei valori, dei capisaldi culturali e delle conquiste sociali che le sinistre avevano costruito nei decenni precedenti.
«Una deriva che ha visto il Pd acconciarsi alla precarizzazione del mercato del lavoro, alle politiche di impoverimento della scuola e della sanità pubblica, all’abbandono delle politiche sociali, alle logiche di una sussidiarietà senza regole, alla riduzione della progressività dei sistemi fiscali, alla ripresa delle politiche di consumo del territorio, di privatizzazione delle risorse pubbliche fondamentali come l’acqua, al ritrarsi dello Stato a un ruolo sempre più
limitato e debole.»
Il Pd ha finito per non contrastare i valori dell’avversario che anzi… ha accettato spesso e troppo spesso.
«Così l’Italia ha svenduto (e Alitalia è un esempio lampante) le sue fonti di produzione nazionale togliendo al popolo posti di lavoro ed eliminando la proprietà pubblica demaniale dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia, delle attività oggetto di situazione di monopolio, quasi tutti ceduti a privati che si sono arricchiti sulle lacrime e sul sangue di una infinità di italiani, in gran parte costretti alla povertà assoluta, e tutto questo in palese contrasto con i principi fondamentali della Costituzione che parla di solidarietà e non di concorrenza. Ed è alla Costituzione che devono strettamente attenersi il ministro Nordio e la Presidente Giorgia Meloni.» (Paolo Maddalena). Il sogno di Carlo Calenda.
Intanto, invece, l’economia liberista mostra tutte le sue magagne. L’emergenza climatica, la crescita esponenziale della povertà, la pandemia, il moltiplicarsi dei conflitti, i drammi delle migrazioni lo dimostrano.
Papa Francesco lo ha detto già alcune volte “Sviluppo e profitto non portano progresso e la ricchezza non si ripartisce spontaneamente, ma si accumula sempre di più in un numero sempre minore di mani”, quando è invece il tempo di cercare di “realizzare valore in modo condiviso, solidale e sostenibile dall’inizio, riducendo fonti e cause delle disuguaglianze”.
Il Pd si è limitato invece, nella migliore delle ipotesi, a velleitarie politiche di riduzione del danno. E infatti milioni e milioni di elettori lo hanno abbandonato. Magari continuano a lavorare e a battersi nella società. Ma sono politicamente soli.
Nessuno da solo, nessuna formazione politica da sola può raggiungere risultati necessari. Lo dimostrano i risultati del 25 settembre e forse lo dimostreranno anche quelli delle regionali prossime. Non è esagerato, né errato affermare oggi, alla luce dell’esperienza, che la vocazione maggioritaria risulta operare per essere antiunitari anche se poi, contraddizione massima, si finisce pedissequamente nel calderone delle larghe alleanze. Altro che voler farsi riconoscere meriti di responsabilità nazionale!
Unità a sinistra, unità antifascista e unità contro questa destra italiana sono oggi inseparabili.
Unità indispensabile per concentrare sull’avversario principale la propria informazione e propaganda, stando attenti al linguaggio ed a chi si colpisce. Nei partiti e anche nel PD ci sono donne e uomini con sentimenti veri che chiedono9 cambiamento.
Il congresso straordinario del PD, nato non bene, può riservare risultati oggi inaspettati, non bisogna determinare razioni di riflesso incondizionato, come producono gli attacchi aggressivi soprattutto se immotivati. Il congresso e le elezioni regionali richiedono un giudizio e comportamento freddi e ragionati. L’avversario unico è ed è la destra, sempre e in ogni caso. Nel Lazio ogni forzata e non legittima polemica a sinistra può favorire un nuovo successo delle forze avversarie. Il Lazio non si salva consentendo o permettendo la sconfitta delle forze progressiste, che se unite possono correggere gli errori di ognuno di loro e dare un futuro di giustizia e uguaglianze al Lazio.
UNOeTRE.it sa di operare in un territorio dove certo il PD non ha dato buoni esempi di dialogo, di trasparenza, di collegamento con i lavoratori, le donne, gli studenti, i malati e i disagio diffuso che, come nel caso dei disoccupati, hanno dovuto dotarsi di organizzazioni autonome per difendersi ed ottenere qualche risultato.
Però, anche nel frusinate, il PD è fatto di donne e uomini che vogliono una fase diversa che garantisca lavoro e pace. Occorre saper portare anche il PD su un terreno di confronto e unitario.
Ceccano è stato un bell’esempio in questa realtà. Sotto l’impulso della straordinaria novità determinata dalla presenza della coalizione “Coraggio di Cambiare”. Dotatosi, il PD di un nuovo gruppo dirigente ha provato di dimostrato durante lunghi mesi di essere capace di avanzare proposte utili e condivisibili, dimostrando apprezzamento per l’operato di una opposizione, che pur vedendolo escluso dal consiglio comunale, sta contribuendo ad una fase nuova di attivismo e di iniziativa.
Facciamo in modo che questo esempio sia seguito da altre realtà.
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