Stefano Balassonedi Ignazio Mazzoli – Stefano Balssone scrive di sè: «Ha fatto in tempo a nascere poco prima della caduta del fascismo e a godersi gli ultimi sprazzi del secolo delle ideologie. Ma è molto tempo ormai che le narrazioni cerca di farsele da sé (si sbaglia ugualmente, ma meno a lungo). Quello che ha imparato lavorando (la Terza Rete negli anni ’80, il CdA RAI al tempo dell’Ulivo e come produttore privato per qualche tempo) cerca di insegnarlo alla Luiss, a Roma 2, al Suor Orsola Benincasa. Ha scritto qualche libro, tra la pratica e la grammatica della tv.»
Noi l’abbiamo conosciuto per la prima volta, era febbario dell’anno 2000, in un interessante dibattito svolto alla biblioteca di Ceccano in cui parlavano di televisione Lilli Gruber e lui. Assolutamente interessante l’incontro ed interessantissimi i due intervenuti. Lei era il volto del Tg 1 e lui era un autorevole consigliere di amministrazione della Rai.
La nostra conoscenza si è via via fatta più approfondita. Nelle occasioni in cui Balassone veniva in provincia di Frosinone a Giuliano di Roma, dove aveva una casa, edicolaciociara.it, la crisalide di unoetre.it, ebbe, allora, il suo contributo in una serie di chat sulle vicende politiche locali e nazionali e su alcune analisi del voto. Ormai la conoscenza è diventata un’amicizia.
Questa volta Stefano Balassone ha dialogato con il nostro giornale che era rappresentato da Angelino Loffredi ed Ermisio Mazzocchi, oltre che da me e ci ha fornito per in nostri lettori idee guida d’interpretazione di quello che succede nella nostra produzione televisiva. Nelle risposte alle nostre domande, in questi video che seguono, ci sono molte cose da imparare.

Conversando con Stefano Balassone

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