di Aldo Pirone – “Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno essere le donne emiliane. Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna”. Queste parole triviali, riferite a Nilde Iotti, scritte su “Libero” da Giorgio Carbone, hanno suscitato, giustamente, reazioni indignate. Carbone le ha scritte all’interno di una recensione sul docu-fiction, andato in onda su Raiuno giovedì scorso, a ricordo di Nilde Iotti a vent’anni dalla morte. Siccome anche il Carbone non ha potuto fare a meno di riconoscere l’ottimo ricordo che ha lasciato di sé la prima presidente della Camera donna e comunista, ha cercato di demolirla usando i più oltraggiosi e vieti luoghi comuni che, com’è noto, agitano le menti, si fa per dire, degli uomini e, purtroppo, anche di qualche donna “cristiana” della destra nostrana. Sono le cose che una volta giravano nei bar e che oggi girano sui social occupati dai tanti “Napalm 51”; una volta spontanei, ma che ora sono sempre più il frutto di apparati di comunicazione superorganizzati al servizio dei leader della destra nazionalista. Sono le cose, pardon, le cosacce che hanno sempre occupato le colonne infami dei giornali come “Libero” di Feltri e Senaldi e del “Giornale” di Sallusti.
Ieri sera nella trasmissione “Di martedì” di Floris i due figuri, messi a confronto con Concita De Gregorio, Ilaria Sotis ed Elsa Fornero, hanno cercato di buttarla in burletta, classificando come simpatica ironia le parole del Carbone. Le interlocutrici hanno invece stigmatizzato la cosa come la solita cultura, anche qui si fa per dire, maschilista e sessista di una destra becera e retrograda; trasecolando di fronte al fatto che Senaldi e Sallusti non si rendevano neanche conto di quel che stavano dicendo. Poi, però, Senaldi, incalzato dalle accuse, alla fine è sbottato, tirando fuori la vera avversione covata nei confronti di Nilde Iotti: “Non la stimo, era una stalinista”. Per non dire, più propriamente, comunista italiana. Perché a ben vedere è quest’avversione anticomunista viscerale che alberga nei recessi della destra italiana impedendole di diventare normale destra democratica; ancor oggi che i comunisti non ci sono più. Che la fa gridare al comunismo di fronte a ogni provvedimento, iniziativa, lotta, discussione che adombri un che di giustizia sociale, di decenza politica, di sguardo al futuro. Che non riesce ad altro che a tirare fuori personaggi cialtroneschi e imbonitori come Berlusconi, Salvini, Meloni.
Nilde Iotti è stata una donna democratica e comunista. Senaldi e Sallusti, e tanti come loro, non capacitandosi di questa felix culpa, se la prendono, usando rancidi luoghi comuni, con il suo essere donna ed emiliana, credendo così di sminuirla.
Sono solo dei poveracci.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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